Manifesto

Apriamo uno spazio per parlare di “buon lavoro” e di mestieri, facendo seguito ad alcune conversazioni fatte dentro e fuori le aziende, una riflessione aperta e un dialogo continuo sul mondo del lavoro, sui ruoli e sulle competenze che permettono lo sviluppo organizzativo.

Siamo alla ricerca di una riflessione più ordinata sui fattori del cambiamento sociale in atto e vogliamo avviarla partendo dalla voce degli stessi lavoratori che ci aiuteranno a capire meglio come vivono la propria occupazione, cosa li motiva, cosa li demotiva e quali opinioni maturano sul proprio presente e sul proprio futuro.

La velocità con cui cambiano le caratteristiche e gli obiettivi del lavoro, le conoscenze legate alle professioni, le conseguenze emotive e psicologiche di questi cambiamenti, il rapporto azienda-lavoratore e le iniziative di rinnovamento organizzativo sono alcuni argomenti attuali affrontati da diversi punti di vista (economico, organizzativo, giuridico, psicologico, etc.) che percorrono fenomeni molteplici e quasi mai convergono.

Tentiamo, in questo spazio aperto, di condividere storie e pensieri per una maggiore comprensione dei fenomeni sociali a beneficio di tutti coloro che vogliono discutere il tema del lavoro. Lavoro, in quanto autorealizzazione dell’essere umano e fattore d’identità principale per la nostra società.

Il mestiere è la lente che ci permette di guardare in questo caleidoscopio di argomenti.

Perché il mestiere? Il mestiere, la cui radice etimologica è la stessa di ministerium (opera, servizio, officio) e mister (come “master”, maestro, uomo con conoscenza), è una parola che esprime l’essere a servizio della comunità ma anche l’essere capace di esercitare attività utili e quindi degno di essere riconosciuto come uomo che sa e sa fare.

Analizzare e raccontare i mestieri allora diventa un modo per conoscere noi stessi e il contesto che ci circonda, un modo semplice per confrontarci con chi guida lo sviluppo e le strategie economiche e ha il dovere, attraverso il dialogo, di fornire un’interpretazione positiva della fatica e dell’impegno.

La ricerca della felicità passa anche per la ricerca del “buon lavoro” che come spiega Ernst Schumacher nell’omonima raccolta di articoli del 1979 ha un triplice scopo:
1. produrre merci e servizi utili
2. consentire il perfezionamento delle nostre doti e abilità
3. promuovere la collaborazione con gli altri per liberarci dal nostro innato egocentrismo
e se una visione del lavoro trascura questa triplice dimensione ferisce l’anima e il corpo dell’essere umano… ci appare difficile dargli torto?

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