Cosa importa sapere oggi?

Posted on January 14, 2014 by

0


MCDETSU FC036


La lettera di Umberto Eco al nipote mi ha fatto riflettere sul sapere: cosa importa sapere oggi e cosa è “sapere”? E poi, come servirsene?

Dalla lettera traspare una certa avversione alla tecnologia nella sua più acuta manifestazione odierna, Internet, descritta come protesi che tende a sostituirsi all’umano fino a menomarlo: l’uomo si appoggerebbe eccessivamente a questa stampella fino a cadere in amnesia.

Senza avventurarmi nell’illimitata speculazione sulla tecnologia come creatrice o al servizio dei bisogni umani, parto dalla fine ossia quali effetti ha sull’umano la tecnologia:

Con l’avvento della tecnologia elettrica l’uomo estese, creò cioè al di fuori di se stesso, un modello vivente del sistema nervoso centrale (McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, 1979)

Quel che mi pare ometta Eco – credo in chiave didattica – è la dimensione non solo tecnologica ma ubiqua, vitale e ormai quasi-biologica di Internet. Se con l’elettricità l’uomo estese i suoi nervi, “sentì” in maniera estesa (anche al buio, anche a distanza, ecc.) e aumentò la sua forza sul mondo in proporzione di formica, con Internet l’uomo estende il suo eloquio e quindi il suo pensiero: conversa incessantemente, librandosi in volo qua e là come il noto calabrone che non potrebbe.

Eco avverte:

È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. […] Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa. […] La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota.

Eco teme, anzi sa, che stiamo intorpidendo la nostra attività mnemonica e con essa l’attività cerebrale in toto. Il concetto di torpore va a braccetto con l’evoluzione tecnologica; sempre McLuhan:

Il principio del torpore entra in gioco nella tecnologia elettrica come in qualunque altra. Dobbiamo intorpidire il nostro sistema nervoso centrale ogni volta che viene esteso e scoperto; altrimenti moriremmo. Perciò l’era dell’angoscia e dei media elettrici è anche l’era dell’inconscio e dell’apatia.

L’apatia dell’era TV si sta trasformando forse in idiozia nell’era del Web. L’uomo, idiota per natura, con Internet diventa un idiota sempre connesso: chiede quanto mai prima, chiede e chiede di continuo. Non solo nella sua mente ma anche in azione: il lavoro, ad esempio, verte sempre più su una capacità di connessione di saperi piuttosto che di sapere in sé. E’ negativo ciò?

Secondo me no, non in assoluto: l’idiota chiede e però ora almeno chiede ad altri idioti, altri umani, con il margine di errore  e di perfettibilità che ne deriva. Non esiste una entità Internet che “te lo dice”; chi la vive così – e non come insieme di persone, cioè comunità – non ne ha esperienza o è semplicemente pigro. E, ricordo, anche prima di Internet l’uomo demanda pigramente: a divinità, partiti, esperti, ecc. Sempre ha saputo rincoglionirsi; oggi domanda ed è già qualcosa. Conversa, spesso a vanvera (Internet luogo di perdizione per eccellenza, senza segnali stradali né indicazioni morali), e di rado si libra in un volo alto, armonioso.

Torno al principio: il “gusto di mettertelo in testa” di cui parla Eco, il piacere di apprendere e di sapere, è ora più che mai legato a ricerca attiva, a curiosità genuina, addirittura a passione. Credo che chiunque – stimolato dal giusto impulso – sia cascato in un buco nero di Wikipedia e fine chissà dove. Bello! Perciò l’esercizio che Eco dà come antidoto all’idiozia – imparare a memoria La Vispa Teresa, la squadra di calcio, qualsiasi cosa –  non ha grande efficacia se non orientato alla scoperta di sé. Che è l’esercizio più difficile: quello di sintesi. Nella molteplicità di stimoli, seleziono. Tra tanti, scelgo e imparo chi sono. Un lavoro infinito, molto più fortuito di quel che ci piace credere.

Cosa importa sapere oggi? Le cose di ieri, di oggi e di domani stanno mescolate tutte assieme in un’architettura indisciplinata, e non esiste disciplina tanto ferrea da riordinarle una volta per tutte. Non esiste una nozione autentica, duratura. Internet rivela la memoria umana per quel che è: un inganno, un momento, un gusto.