Tutti manager!

Posted on June 3, 2013 by

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FANTOZZI: Io non ho la cabina. Io mi sono permesso, per non gravare sul bilancio della società, di prendere un biglietto di seconda. La terza, come sa, l’hanno purtroppo abolita. Oh, se il regolamento lo consentisse, io preferirei dormire accucciato, di fronte alla sua persona.

SEMENZARA: Non lo consente. Non lo consente.

Noi italiani sappiamo ridere di tutto, volentieri anche delle nostre meschinità. Ci meritiamo Sordi o Moretti? Va a gusto personale sentire questa italica inclinazione alla risata come positiva, perché catartica, consolatoria, oppure negativa, sintomo di accondiscendenza, celebrazione dei propri limiti, cancrena dei propri malanni.

Noto un fatto nuovo (ma forse esistente da sempre e variante solo nel linguaggio – vero segno dei tempi): la ridicolizzazione della parola manager, in esternazioni come “Certo che ora sono tutti manager di qualcosa!” oppure “Sulla business card ha messo Social Media Manager, nei fatti gestisce una pagina facebook”.

Al netto di varianti settoriali, immagino avrete intercettato anche voi chiacchiere orientate allo svilimento di ciò che fu il glorioso Manager. E niente rivela desideri e paure quanto il proprio linguaggio: come parli del lavoro – tuo e altrui – rivela la tua etica del lavoro, negli italiani dura a morire nonostante sempre più ne manchi l’oggetto, l’impiego.

Un’etica particolare, sovente aggrovigliata a quella del potere. Queste chiacchiere svelano una debolezza altrettanto italiana: il rapporto col “capo”, sberleffo timore e riverenza. Che il manager sia diventato, nel vocabolario dei lavoratori, “uno qualsiasi” e non più chi sta in cima alla scala, rientra appieno nel costume d’uso e abuso della lingua inglese.

Grave quanto il provincialismo dei fieri no speak english, l’inglese tra italiani è spesso mera parola d’ordine con cui riconoscersi e pesare l’appartenenza, la “professionalità”. Con esilaranti effetti simil-cuménda: sicuri che fare una call aggiunga valore rispetto al chiamarsi? Che schedulare sia più efficace di pianificare? Che scambiarsi business card anziché biglietti da visita inneschi business? E così via.

Ora tutti sono manager di qualcosa, anche di piccola cosa, e questo ci fa sorridere. Il peccato originale sta nella parola-feticcio: nella cultura anglosassone da cui viene, manager è una persona in charge of a certain group of tasks, in quella italiana questo appellativo sta da qualche parte tra i fantozziani Mega-Direttore Galattico Clamoroso Naturale Duca Conte Onorevole Cavaliere Ereditario Dottor Ing. Gran Mascalzon. Assas. Figl. di Gr. Putt.

Manager, in italiano, non è colui che gestisce ma uno che comanda: gestendo una pagina facebook chi puoi frustare? C’è qualcosa di ridicolo nell’attribuzione del titolo di manager ad ogni piccola attività, eppure una volta ottenuto ce lo teniamo stretto e, nella bella stagione di comunioni cresime e matrimoni, non facciamo niente per chiarire alla tavolata che in concreto non disponiamo di anime da fustigare.

Per fortuna alla fine della giornata la dignità del nostro lavoro non sta nel(l’esibizione del) potere. Right?