Senza lavoro e senza alibi

Posted on May 1, 2013 by

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Basta alibi, il lavoro non c’è ed è colpa nostra.

Non abbiamo capito come stare nella globalizzazione, come fare cooperativa, come presentare al meglio a tutti i nostri prodotti di qualità. Eppure siamo i migliori, si. Certo, i migliori chiacchieroni a parlare di meritocrazia e rispetto delle regole. Adesso è solo “lamentite” e a nulla serve citare le buone organizzazioni che hanno successo e conservano un clima di rispetto e collaborazione. A qualcosa forse serve, e infatti continuiamo a farlo senza pensarne all’effetto, solo perché siamo convinti di essere ancora lontani dal fondo e viviamo tempi di pace, ricordiamocelo sempre.

In questi anni si è troppo parlato di riforma, di crescita, di finanza; oggi le parole servono a poco e sarebbe preferibile far parlare i fatti, sogno il silenzio operoso di chi si concentra e si sforza nell’atto sacro del lavoro. Sta a noi dare senso a quello che facciamo, rifondare l’economia partendo da un forte senso del lavoro come unico motore della dignità.

Ogni riforma è vana se il lavoro è vissuto come condanna, come mezzo; esso è diritto e dovere al tempo stesso, è il modo di stare insieme, è l’insieme delle forze e dei pensieri che riempiono la vita di senso. Il suo fine è la vita e il benessere comune, salute e armonia con l’ambiente.

Oggi Primo Maggio 2013. Nel giorno del lavoro, nell’ora del lavoro, non resta che augurare “buon lavoro”.

  • Buon lavoro a chi non aspetta il lavoro ma prova a capire di cosa c’è bisogno e prova a produrlo.
  • Buon lavoro a chi ha la forza di dare il meglio anche quando non trova giusto o morale il proprio mestiere.
  • Buon lavoro a chi non si nasconde dietro le separazioni degli organigrammi e s’impegna verso obiettivi di produzione nel rispetto del lavoro dei colleghi e delle esigenze dei clienti.
  • Buon lavoro alle persone che si curano degli altri unendo impegno a umanità.
  • Buon lavoro a tutti manager che riconoscono l’impegno altrui e cercano di valorizzarlo, utilizzarlo, migliorarlo sempre nel rispetto delle condizioni di salute fisica e mentale dei propri collaboratori.
  • Buon lavoro ai professori universitari e alla scuola tutta per il compito difficile di avvicinare le nuove generazioni ai mestieri del presente e del futuro.
  • Buon lavoro a chi prova a riciclare il proprio sapere verso altri mestieri e per ogni parola di disagio che guarda al passato usa una parola di sapere per costruire il proprio futuro.
  • Buon lavoro a chi non vuole vendere il cambiamento prima di trovare le soluzioni.
  • Buon lavoro a chi vuole cambiare il sistema economico partendo dal proprio esempio, con progetti di inevitabile lungo termine.

Ripensare l’economia è possibile, ripensarla senza rifiutarla pure. Bisogna lavorare da dentro (se hai un lavoro), da fuori (se non lo hai), ai lati (se lo hai e vuoi migliorarlo). Ecco perché auguro un buon lavoro anche al nuovo Ministro del Lavoro che avrà un duro compito. Questa persona ha speso gli ultimi anni a studiare un metodo di misurazione dell’economia capace di sostituir il PIL che, a parer di molti, molti danni ha procurato; lo scopo è avvicinare l’economia al benessere educando le imprese e i lavoratori. Per gli interessati qui il progetto BES.

Anche per questi progetti passa il futuro dei nostri figli, un nuovo modo di pensare al lavoro.

Giuseppe, figlio di lavoratori