Stress a tempo determinato

Posted on January 27, 2013 by

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….. riprendono le trasmissioni …..

Torniamo a scrivere di lavoro, tra una partecipazione attiva (a volte scrivere non basta) e una consulenza passiva (a volte lavorare basta). In questi mesi abbiamo affrontato alcuni temi come il “mestiere”, i “modelli organizzativi”, la “partecipazione”, le “condizioni di lavoro”, le “motivazioni” a volte con un taglio psicologico, a volte filosofico, a volto consulenziale, sempre con onestà e spensieratezza.

Mai abbiamo parlato di quanto il lavoro può essere stressante e cosa significa vivere il lavoro non solo come una fatica (sinonimo e non sempre cattivo) ma come un incubo, un misto di ansia e martellamento dell’autostima.

Lo stress è una condizione lavorativa molto diffusa che crea non pochi problemi alle persone e alle organizzazioni, totalmente impreparate a gestire questo fenomeno in modo consapevole e costruttivo. Vi segnalo un buon post su questo tema.

Pensiamo ora a questa frase: “una persona stressata è una persona poco  produttiva

stress

Se la frase fosse vera allora le organizzazioni avrebbero più cura nel favorire condizioni poco stressanti. Si, domani.

Se invece fosse falsa vorrebbe dire che l’obiettivo della produttività di un’organizzazione contempla il fatto che i propri dipendenti o collaboratori abbiano una pressione psicologica potenzialmente dannosa per la persona.

Oggi però, senza attraversare la porta della clinica psichiatrica ma poco distante, mi fermo al tornello della fabbrica e osservo che:

A. Lo stress inteso come stimolo (sfida) può essere davvero un bene per il lavoratore che rompe la monotonia di un impiego con il gioco di superare le aspettative e le condizioni non favorevoli. La sua azione, la sua capacità di adattamento, il suo sforzo valgono per dimostrare agli altri e a se stesso di essere un bravo lavoratore. Accetto lo stress come un momento del mio lavoro; lo vivo senza disagio perché, anche senza poter controllare le condizioni ambientali, riesco a etichettarlo come una parentesi, un tempo determinato, un tuffo ad occhi chiusi in un mare che conosco bene.

B. Dallo stesso punto di osservazione, le condizioni stressanti entro cui interi gruppi di lavoratori vivono la loro giornata lavorativa appaiono come un incubo collettivo in cui si perde la cognizione del benessere e dell’obiettivo condiviso. Un’organizzazione, per capirci, che non sa vedere la differenza tra una situazione stimolante e un disagio è un’organizzazione miope, senza futuro. Non si tratta di semplice rispetto delle persone (dovuto ma proprio per questo scontato) ma di capacità di valorizzare le proprie risorse per il successo dell’impresa (non dovuto ma proprio per questo critico).

Curiosamente dello stesso autore (Ralph Waldo Emerson), vi propongo queste due riflessioni

  1. Stai calmo: tutto questo tra cent’anni non avrà alcuna importanza
  2. La ricompensa per una cosa ben fatta è averla fatta

E ora lo sfogo saggio dell’autore:

Stimolare senza produrre disagio è una delle sfide che oggi le nostre organizzazioni devono affrontare; e non mi venite a raccontare la storia della competitività e della crisi. Il futuro del lavoro sta tutto nello sforzo di generare sistemi di lavoro sempre più legati alla felicità dei nostri lavoratori. Altro che budget e cedolino paga.

Giuseppe è tornato (sognatore)