Lavoro 2012. Le priorità dello sviluppo.

Posted on September 25, 2012 by

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Si torna dalle vacanze e, dopo qualche incertezza, si torna a scrivere di lavoro e organizzazione.

Fino a che ci saranno persone da sfamare e vestire nella mia comunità, penserò che le scelte che stiamo portando avanti devono essere riviste. L’evoluzione della civiltà passa per un’idea di futuro e benessere condiviso. 

Crisi. Passo 1

Oggi è inutile far finta che non ci siano questi venti freddi che qualcuno chiama “crisi mondiale” e qualcun altro chiama “fallimento del sistema”. Guardiamo il tema dal punto di vista della ricerca dello sviluppo, del miglioramento delle condizioni di vita e del benessere.

Mi sono impegnato a fare il punto sulle informazioni condivise relative ai programmi di sviluppo correnti, in Italia, in Europa. Uso la parola “sviluppo” perché non credo sia propizio invocare la “crescita”. I risultati sono sconfortanti: non ho trovato un piano degno di questo nome. La produzione di programmi a lungo termine rispetto al tema del lavoro si limita ad una serie d’interventi a breve termine che parlano di un settore o dell’altro, di una zona geografica o di quell’altra. Mi pare ovvio che il problema della disoccupazione sia complesso e non esiste sul globo menti capaci di pensare ad un piano globale; ma come in tutti i progetti e programmi, ci sono piani di dettaglio e piani generali che sono la somma di questi.

Aziende, amministratori pubblici, manager, consulenti, prof di micro e macro economia, visioni parziali e opinioni. Il piano è un’altra cosa e parla di valori, obiettivi, azioni, date, risorse e benefici.

La verità, e lo dico ancora sottovoce, è che non c’è tra noi un modo di pensare programmatico, nelle nostre teste non c’è un idea di futuro che possa tenere insieme i concetti di lavoro, benessere, ecologia e rispetto dei diritti umani.

Finita la pars destruens veniamo alla pars costruens. Ecco cosa ho trovato di davvero interessante. All’interno del capitolo sugli indicatori dello sviluppo, la lista delle priorità che l’Istat costentemente monitora in Italia. 

Qualche mio amico più giovani mi dirà che se è un contenuto presente sul sito dell’Istat vuol dire che non è così innovativo e originale. Cari miei, la proclamazione delle priorità presuppone un piano che però non vedo.

(“Prioritario” vuol dire prima di tutto il resto, ovvero occupiamoci prima di questi e solo dopo degli altri argomenti).

Per ognuno di queste priorità è scaricabile la situazione in numeri. Il fatto è che questi numeri non muovono azioni: le energie e gli investimenti vanno da altre parti, non c’è attenzione a come stiamo correndo ai ripari per far fronte ad una stagnazione produttiva e a un impoverimento progressivo dei lavoratori e cittadini. Leggete la seguente lista e capirete che le idee ci sono, gli strumenti per analizzare la situazione anche, la diagnosi può essere accurata, ma alla fine chi deve prendersi la responsabilità della cura? Questo non c’è scritto nemmeno sul sito dell’Istat.

  • Priorità 1 : Miglioramento e valorizzazione delle risorse umane
  • Priorità 2 : Promozione, valorizzazione e diffusione della ricerca e dell’innovazione
  • Priorità 3 :  Energia e ambiente: uso sostenibile ed efficiente delle risorse per lo sviluppo
  • Priorità 4 : Inclusione sociale e servizi per la qualità della vita e l’attrattività territoriale
  • Priorità 5 : Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività e lo sviluppo
  • Priorità 6 : Reti e collegamenti per la mobilità
  • Priorità 7 : Competitività dei sistemi produttivi e occupazione
  • Priorità 8 : Competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani
  • Priorità 9 : Apertura internazionale e attrazione di investimenti, consumi e risorse
  • Priorità 10 : Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali ed efficaci

Tutto giusto, priorità in linea con i diritti umani e con le condizioni che assicurano un livello di benessere per un numero crescente di individui. Proclama si, Piano no.

Giuseppe, critico prioritario