Agile è bello: intervista a Maurizio Pillitu (2a parte)

Posted on April 10, 2012 by

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Prosegue con la seconda e ultima parte l’intervista a Maurizio, team leader Agile.

Quali sono gli impatti benefici del tuo lavoro?

Come Team Leader il ruolo all’interno di una società è estremamente importante, può avere un impatto catastrofico. Il Team Leader ha una responsabilità diretta verso la società (da una parte) e il team (dall’altra) e spesso le due cose vanno in contrasto, devono essere gestite in maniera ottimale.

La societá richiede al Team Leader di prendere piena responsabilità sulla consegna di un progetto nei tempi prestabiliti, rispettando i preventivi di spesa. Per fare questo il Team Leader lavora con un team di persone – ognuna con il proprio carattere, qualche qualità eccezionale e qualche piccolo difetto – che deve rendere il più possibile produttive. Io personalmente cerco di pensare alla produttività come sinonimo di felicità e divertimento (nel rispetto comune, della società e del cliente), quindi cerco di portare questi due elementi nel lavoro quotidiano in ufficio.

Il Team Leader quindi non solo aiuta molto la società nella consegna dei lavori e quindi nei guadagni, ma soprattutto mantiene i membri del team felici con il proprio lavoro e le proprie aspirazioni professionali; quando questo viene a mancare le persone si allontanano dal progetto e dalla società, causando danni che sono difficili e costosi da riparare.

Quali sono i benefici, le motivazioni per te?

Le motivazioni sono tante; la più importante per me credo sia il benestare della famiglia. I soldi sono decisamente importanti per avere benessere ai giorni d’oggi, e anche il posto in cui si vive ha un grosso impatto; una delle più forti motivazioni è sapere che i miei sforzi servono per mantenere un certo stile di vita a me e alla mia famiglia, in modo da raggiungere uno stato interiore di tranquillità che mi permette di concentrarmi a pieno nel mio lavoro.

Le persone con cui lavoro, poi, giocano un ruolo importantissimo: per alzarmi dal letto devo sapere che in ufficio ci sono persone che rispetto e che mi rispettano. Senza un rapporto umano con i colleghi la tua giornata lavorativa diventa sterile, immotivata.

Hai sofferto per il fallimento della tua azienda?

Molto, soprattutto pensando al nostro ultimo progetto – rivelatosi un grosso fallimento – e a quello che avrei potuto fare per evitare la drammatica situazione in cui ci siamo trovati. Mi dispiaceva tantissimo per i miei colleghi che avevano problemi economici causati dal fallimento della società. Mi si riproponevano costantemente i ricordi di quando avrei potuto alzarmi e dire “Questo progetto non s’ha da fare!” e anticipare di un anno il fallimento del progetto; e le persone che bisbigliavano al mio orecchio “Mau, non prendiamo questo progetto, ci farà fallire”, e io non ho ascoltato a sufficienza.

Ora che sono tranquillo, ho un nuovo lavoro, ricordo quei momenti come uno dei periodi più formativi della mia esperienza da Team Leader. Inoltre sono riuscito a costruire rapporti umani che mi porto dietro: su LinkedIn ho 32 raccomandazioni sulla base di progetti fatti, rapporti interpersonali. Questo è quel che porto con me. Posso alzare il telefono e chiedere: questa cosa come la faresti? Ci beviamo una birra? Non ho lavoro, hai qualcosa da propormi?

Dopo cosa succede?

Da quando la mia società è andata in bancarotta mi sono voluto prendere del tempo per riflettere su cosa volevo fare. In Olanda la disoccupazione in caso di bancarotta è pagata per 19 settimane al 100% (e fino a 6 mesi al 70%), quindi me la sono presa con calma e ho iniziato a puntare posizioni e società che potessero offrirmi un buono stipendio e che preferibilmente mi consentissero un trasloco in Spagna.

In Dicembre stipulo un contratto per iniziare in Marzo con una società di soluzioni web per banche, con uffici ad Amsterdam e New York, posizione da Team Leader del progetto più ambizioso della società; di Spagna non se ne parla, ma il lavoro mi intriga e – parlandone con la mia ragazza – decidiamo di mettere da parte per un annetto il progetto di trasferirsi e accetto il lavoro.

A Febbraio il mio ‘socio’ Gabriele mi parla di posizioni aperte come Consulente Tecnico (persone che rimbalzano qua e là in Europa per il 40% del tempo a prendersi cura delle installazioni dei clienti) del Software leader nel settore di Content Management Open Source: Alfresco. Parlo con i manager e in tempo lampo mi mandano un contratto molto robusto, con trasferimento a Barcellona a fine anno. È ancora difficile realizzare sia tutto vero: mi sento fortunato, ma allo stesso tempo sento che sto raccogliendo i frutti degli sforzi del passato e che la positività che cerco di mantenere sul lungo termine, forse, paga.

Quali competenze sono necessarie per svolgere il tuo lavoro?

Le capacità tecniche sono ovviamente indispensabili per fare in modo che tu possa operare con alta confidenza, cosciente che sai fare cosa è richiesto. E poi capacità comunicative, ossia far capire al mondo cosa sai fare. Altra competenza – su cui lavoro continuamente – è essere ‘contagioso’ ossia riuscire a trasmettere la tua passione alle persone che ti circondano. Portarsi dietro le persone non solo per le cose che dici ma per le cose che fai.

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Momento migliore, momento peggiore della tua attività lavorativa?

In negativo sicuramente il vivere un fallimento, la sensazione di aver fatto un lavoro non sufficiente, magari non solo per una tua diretta mancanza. Nel momento in cui qualcuno te ne parla o te lo fa pesare, la ferita è aperta ed è difficile ammettere i propri errori. A mente fredda ti accorgi che sbagliare è umano, che comunque hai conosciuto persone interessanti e imparato molto da loro. Pensi a come rivivresti una certa situazione onde evitare i problemi che poi ti hanno investito: questo processo, dagli Agilisti chiamato Retrospective, è il piú grosso valore che si possa estrapolare da un progetto.

Il momento bello, per quanto non sia il mio più grande traguardo formale, è stato quando Ashwin, un ragazzo indiano che lavorava con me nel 2009, alla fine del progetto mi disse “tu sei il team leader più bravo che ho incontrato, è stato molto bello lavorare con te”. Mi sono reso conto che forse – sotto sotto – fare il Team Leader mi piaceva e avevo delle qualità.

Rapporto tra senior e giovani?

Ho lavorato con persone senior che mi hanno insegnato e guidato. A volte, come nel caso di Simone, più che di seniority la vivevo come una fratellanza perché c’era anche un fortissimo sentimento di rispetto e gratitudine. Altre volte, come i primi tempi in Olanda, mi sono ribellato ai miei Seniors perché non li riconoscevo come tali (e ovviamente, solo l’età non conta). Non sempre si può pretendere di avere Seniors brillanti, tuttavia è importante tenere duro, lottare in maniera intelligente e rispettosa, senza dover abbassare la testa e senza smettere di chiedersi il “perché” delle cose.

Come evolveranno mercato e contesto del tuo mestiere?

Il mercato della consulenza software è difficile da prevedere, si vedono cose belle e cose molto brutte: ad esempio una nuova generazione di leggi che tende a minare la democrazia su Internet; questo lascia pensare a modi più ‘strutturati’ per la collaborazione. Quello che auspico è che ci sia più potere alle persone, sul lavoro e nella vita: spero ci siano sempre piú managers che scelgano di investire sulle persone vincenti e non sulle tecnologie vincenti; spero che il concetto di peopleware prenda il sopravvento. Voglio continuare a credere che l’evoluzione del mio mestiere è la collaborazione.

Un consiglio a chi vuole intraprendere il tuo mestiere oggi?

Tenere duro all’università, valorizzare il tirocinio, imparare l’inglese, non accettare mai nessun dogma: mettere in discussione tutto, non imparare ‘la lezione’ e basta; e soprattutto: pasatelo bien, come direbbe uno spagnolo. La tua giornata deve essere qualcosa che ti porta gioia, altrimenti non andare per quella strada. È facile da dire, ma è importante ripeterselo di tanto in tanto.