Agile è bello: intervista a Maurizio Pillitu (1a parte)

Posted on April 5, 2012 by

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Incontro via Skype Maurizio Pillitu, un ragazzo che ho conosciuto 3 anni fa all’Agile Day. Lui è un Agile Team Leader. Lo sviluppo Agile di software è una metodologia che, rispetto al tradizionale metodo a cascata (realizzazione software = consegna del prodotto finito) coinvolge quanto più possibile il committente nello sviluppo attraverso iterazioni frequenti, piccoli progetti che devono avvicinarsi sempre di più alle richieste del cliente. L’approccio Agile privilegia gli individui e le relazioni più che i processi e gli strumenti, il software funzionante più che la documentazione esaustiva, la collaborazione col cliente più che la negoziazione dei contratti, rispondere al cambiamento più che seguire un piano (per approfondire parti dal Manifesto Agile).

Ho trattato il suo caso, Sourcesense, nella mia tesi specialistica “Enterprise 2.0: nuove forme organizzative nell’era dei social software”; qui alcune slide ormai preistoriche ma utili a ricordarmi dove pensavo la collaborazione potesse spingere le organizzazioni – intese come ecosistemi di relazioni emergenti anziché gerarchie del linear decision making – e dove in concreto stanno transitando ora. A Maurizio piace raccontare e a me ascoltare, quindi bando alle domande e largo alla storia, a mio parere emblematica del lavoro odierno.

Parlami di te, del tuo percorso.

Il mio racconto parte dall’Italia: nato a Bolzano, madre calabrese, padre sardo, due persone abituate a viaggiare; mio padre si trasferiva spesso e volentieri per lavoro, quindi forse mi hanno attaccato questo ‘gene del nomade’. A 15 anni Roma è la prima città che ho sentito mia, autentica, umana. Ho fatto l’università Roma Tre, Ingegneria Informatica. La spinta che ho avuto per laurearmi in fretta è stata un biglietto per Valencia, per proseguire gli studi lì, la specialistica. Un punto di svolta, la prima scintilla.

Prima di partire ho la fortuna di avere un’esperienza di tirocinio estremamente formativa, dove professionisti affermati dell’industria software (e Open Source) hanno creduto e investito su di me, dandomi un’opportunità di lavoro e di crescita; credo che il tirocinio sia il periodo chiave di una carriera universitaria, almeno lo è stato per me.

In Spagna mi accorgo che la metodologia d’insegnamento italiana è molto diversa da quella di altri Paesi, non meglio né peggio: quella estera è più pratica, vieni a contatto col mondo del lavoro; in Italia c’è un approccio più teorico, che ha i suoi vantaggi: noi siamo abituati a capire cosa c’è dietro al fenomeno, spaziamo tra temi differenti, mettiamo in connessione le cose.

Ho cercato di laurearmi a Valencia ma non ci sono riuscito: troppa movida per concentrarsi sui libri. Grazie ai miei rapporti lavorativi stabiliti durante il tirocinio instauro un rapporto lavorativo remoto da Valencia a Roma che dura (e si usura dopo) un anno e mezzo; durante questa esperienza – senza saperlo – ho imparato che gestire un rapporto lavorativo da remoto necessita un’esperienza professionale estesa e consolidata, nonché un profondo rispetto per il proprio collega e una grossa dose di calma; tutt’altro che facile!

Poi che succede?

Finita questa esperienza torno a Roma senza soldi, coi genitori che dicono: “te l’avevo detto”. In Italia continuo a lavorare su tecnologie Open Source – principalmente finalizzate al Web Publishing e Content Management – facendo esperienza e contribuendo al software sulle mailing-list pubbliche. Nel 2006 una tappa importante: il governo olandese inizia a investire seriamente sull’Open Source richiedendo la collaborazione di consulenti europei piuttosto che pagare licenze ad aziende terze (una per tutte, Microsoft) che consegnano il prodotto finito. La comunità europea offre dei forti incentivi per l’adozione di Open Source rispetto all’acquisto di licenze ‘Closed Source’. L’Open Source diventa cosí lo strumento per stimolare il “fare” piuttosto che il comprare. Così inizio una collaborazione con varie società governative olandesi per la gestione documentale; nel 2007 la società per cui lavoravo come freelancer, Sourcesense, mi assume e fonda (attorno a me e altre 2 persone) la sede NL della società (già in Italia e UK); lavoro assieme al mio “compagno di merende” Gabriele, la mia spalla dai tempi di Roma Tre. È stato molto importante, almeno per me, avere una persona che condivide le tappe lungo il percorso e ti aiuta nei momenti difficili.

I team erano principalmente olandesi, quindi all’inizio era normale sentirsi pesci fuor d’acqua. Mi rendo conto che il nostro modo di lavorare è diverso: gli olandesi vivono in un mondo che funziona, non devono costantemente sfidare lo status quo, sono ‘abituati male’ da un certo punto di vista. Noi invece – pur di raggiungere il nostro obiettivo – lottiamo, urliamo, giochiamo a gomiti alti, con il risultato che alla fine le persone ci ascoltano. Dopo solo 4 mesi di contratto divento il primo consulente esterno di un agenzia governativa a diventare Team Leader. Prendiamo riconoscimenti anche come società Sourcesense, che va sensibilmente in attivo.

Sono stati assunti altri italiani, consulenti molto bravi (ma frustrati dalle condizioni lavorative italiane medie) che hanno deciso – per il bene della loro carriera – di abbandonare famiglia e amici pur di lavorare in un posto dove ci sono vere opportunità di crescita. Persone che vivono ancora qui e hanno lavori di responsabilità tra Amsterdam e New York. Queste sono alcune storie a lieto fine di italiani all’estero.

La tappa successiva?

Avvicinarmi alle metodologie Agili certificandomi come Agile Scrum Master: per focalizzarsi più sul processo e le persone anziché sul codice e sulle consulenze di più alto livello che la mia società offriva, uno tra tutti i training. Questa esperienza mi apre una serie di porte: non solo mi abilita a lavorare con team, a cercare di capire le dinamiche dietro un gruppo di persone che cercano di raggiungere lo stesso obiettivo in un tempo finito (ciò che segretamente mi intrigava già in passato), ma soprattutto mi fa capire come valorizzare le persone, instaurare un rapporto di complicità con i colleghi, renderlo più diretto e amichevole. Tutto questo mi ha portato ad apprezzare il mio giorno lavorativo, a non sentirlo un peso, ma un piacere, una nuova opportunità per passare una divertente giornata tra amici.

Il vantaggio dell’applicare le stesse pratiche open (e raggiungere gli stessi traguardi) con i tuoi clienti stanno in un rapporto aperto e trasparente, sicuramente più prevedibile e flessibile di un rapporto (per quanto firmato e contro-firmato) chiuso e basato sulla paura e il sospetto, come purtroppo succede spesso, soprattutto nel mondo dell’ Information Technology.

Esiste un manager ‘agile’? Cosa distingue un buon manager da uno cattivo nel tuo mondo?

Un buon manager è quello che sa parlare con le persone e capire cosa vogliono, mentre “sterza” la società in base alle persone che vi sono dentro. Un manager non bravo è colui che vuole cambiare le persone in base all’obiettivo della società.

Considerando anche che Developers, Trainers, System Operators/Administrators nel mondo ICT hanno molte opportunità per cambiare lavoro, spesso accedendo a stipendi più alti, sono fermamente convinto che – come manager – se non si capisce (e ammette) che la risorsa più importante della società sono le persone, non ci siano opportunità nè di crescita nè di sopravvivenza sul mercato.

È possibile essere ‘agili’ nella gestione dell’azienda?

Il movimento Agile è nato per aiutare processi produttivi dell’industria pesante, poi adottato anche all’interno di Software Team – quindi progetti singoli – di sviluppo software.

I principi dettati dal movimento Agile possono decisamente essere applicati nella gestione di un’azienda, tuttavia vi sono realtà e dinamiche più complesse da gestire e sicuramente l’approccio Agile può aiutare, ma non può essere l’unica metodologia in gioco. Si puó ad esempio cercare di prendere spunto dal manifesto “individuals and interactions over processes and tools” e cercare di applicare questo concetto ove possibile.

[Prosegui la tua lettura con la seconda parte, dedicata a benefici, motivazioni, competenze necessarie, e consigli sul mestiere di Agile team leader]