Collaborare, per davvero però.

Posted on December 21, 2011 by

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Guardate questo video sulla collaborazione:

Quando ti capita qualcosa di meraviglioso, cosa fai? Se lo condividi su Facebook, chiami un amico o la mamma, se lo scrivi sul diario, allora sei salvo! Sei una persona predisposta alla collaborazione. Una gioia non condivisa non ha molto senso. E un problema? Beh, se condiviso, non solo può assumere senso ma anche soluzione.

Bazzicando le organizzazioni ho intuito un po’ di cose, tra cui:

  1. Nella maggior parte dei casi, le persone lavorano male, collaborano poco o in maniera fittizia
  2. Le relazioni all’interno del contesto lavorativo sono “materiale da maneggiare con cura” e tutti lo fanno; il clima deve essere sempre positivo ma la collaborazione è un’altra cosa
  3. Lavorare insieme non è sempre collaborare, soprattutto quando non sono chiari gli obiettivi singoli e quelli comuni
  4. Sentirsi una squadra è la cosa più detta e meno fatta nella storia delle organizzazioni

Quando chiedo di spiegarmi in che modo le risorse collaborano, ricevo le risposte più diverse. Si va da un triste “ci aiutiamo in tutte le attività” a un tristissimo “ognuno fa il suo pezzo“. Ma allora come spiegare il concetto di collaborazione? Come imparare a collaborare?

Proviamoci con un concetto semplice: la condivisione, ovvero “dividere insieme”. Analizziamo questo significato. Paradosso linguistico: ciò che è diviso non è più insieme. Paradosso etico: nell’era della proprietà privata, se divido con altri, perdo qualcosa.Troppo teorico? Spieghiamolo con un episodio.

Durante un’attività di team building, una signora sbuffando mi chiede, “ma perché dovrei condividere? ma soprattuto cosa?” In silenzio penso: come biasimarti, cara amica.. siamo alla ricerca dell’autonomia ogni giorno, siamo alla ricerca della stabilità economica familiare e tutti gli sforzi si concentrano per non dividere ma per accumulare. Mentre mi perdo in questa amara riflessione, una ragazza dice: “Condividere per fare meglio, per godere di più tutti insieme, quindi condividere tutto e sempre, altrimenti che senso ha lavorare insieme”. La signora si siede.

Condividi gli obiettivi, le informazioni, le pratiche, le responsabilità, condividi il successo e le difficoltà… Dividi le piccole attività, non lasciare più di qualche ora il tuo collaboratore a lavorare da solo, non perdere di vista il lavoro dell’altro, essere aggiornato è fondamentale, bla bla bla ma tutto vero.

Collaborazione fatta da tre elementi fondamentali: il presupposto è un gruppo che comunica bene, il collante è un obiettivo comune, la regola di comportamento è la condivisione. Se uno di questi tre manca… è un disastro!

Torniamo alla condivisione, alla predisposizione dell’uomo occidentale a dividere il proprio dominio, facciamo insieme una riflessione. Quanto questa resistenza alla condivisione è frutto di un ragionato calcolo dell’efficienza e quanto è un fattore culturale che deriva diversi fattori storici? La seconda che hai detto. Ecco i fattori culturali:

  • la divisione del lavoro che è alla base della teoria industriale del secolo scorso
  • la proprietà privata portata allo stadio in cui il con-dominio è solo un campo di battaglia e non la terra di tutti, la più bella
  • la “selezione innaturale” per le posizioni organizzative privilegiate, selezione generata dalla gerarchia e dall’accentramento di potere

… continuate voi l’elenco, collaboriamo!

 

Giuseppe teambuilder