Catastrofi e canyon

Posted on December 14, 2011 by

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Una catastrofe, è risaputo, è l’Occasione d’emergenza concreta delle potenzialità collaborative: sopravvivenza, aiuto, progresso di un sistema sociale. Queste risorse emergono allora o non esistono, e non esiste sistema.

Se fosse la mole delle routine quotidiane, dei singoli fenomeni vitali casualmente tangenti ma funzionalmente indipendenti, potremmo considerare il sistema sociale come una mera somma di cose. Tale visione algebrica però non descrive nemmeno il più meccanico tra i sistemi di produzione, figuriamoci un sistema sociale – una squadra di cricket, una frazione di paese, un Paese.

Nella storia dell’uomo le catastrofi non mancano, nè la presunzione di dirle ‘naturali’ quando sovente hanno origine disumana, come solo l’essere umano sa essere trattando i suoi simili come unità economiche, numeri. E’ il caso degli apparati del presente eterno e cannibale: burocrazie, mafie, totalitarismi, prepotenze assortite.

In contrapposizione a questi mastodonti organizzativi, odiati e imprescindibili, sempre più spesso nelle catastrofi i segnali di vitalità arrivano via social media: informazioni, testimonianze, racconti – modi di diffondere esperienza ed  emozione, modi di condividere senso e sentirsi comunità. Pensiamo alla vicina tragedia del Giappone. Non solo comunichiamo, condividiamo.

L’evento drammatico questo ci offre: una crisi che sgretola l’illusione industriale dell’autosufficienza, dell’avere, pagando, tutto a disposizione, tutto-sotto-controllo. Se passata la catastrofe sei vivo, vorrai capire se qualcuno è vivo. Non mi interrogo qui se sia buon cuore, paura, o il pensiero che da soli non sappiamo costruire nemmeno un accendino (altro che valli di silicio): è comunque il principio della socialità e poi della collaborazione.

Proviamo a portare questo principio fuori da scenari apocalittici, nel quotidiano del nostro lavoro. Collaborazione è produrre senso e valore assieme; diversa da cooperazione, l’insieme dei compiti assemblati nel valore finale, privati di senso. Almeno il 90% delle aziende è alla cultura dei silos, del compito, dell’autosufficienza. Niente catastrofismo: abbiamo vissuto in una cultura del tutto-sotto-controllo e pensiamo che questa sia l’organizzazione stessa.

L’azienda guarda alla crisi e pretende dai suoi attori, dai consulenti, dall’economia una interpretazione, un aiuto. Continuando a praticare la cooperazione. Questo è catastrofismo, è chiedere a Wile E. Coyote di descrivere ciò che accade mentre cade nel canyon. Ne uscirà un urlo, e niente più. Se vogliamo che il collaboratore collabori non chiederemo: quanti passi hai fatto per ritrovarti sul ciglio del burrone, 10, 100? Camminando lungo la linea che abbiamo segnato? Quanto piuttosto: cosa ti ha spinto lì? Cosa ci ha spinto al baratro? Con le giuste motivazioni, coi giusti supporti, quel ciglio potrebbe rivelarsi una pista di lancio, verso volatili più appetibili.

Già, i supporti… Che ruolo hanno le tecnologie nella (cultura della) collaborazione? Nella prossima puntata capiremo l’importanza  di un accendino.

Paolo E. Coyote