Ehi capo, dov’è il mio lavoro?

Posted on December 2, 2011 by

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Contributo


La domanda che faccio più frequentemente quando parlo di lavoro con una persona conosciuta da poco:

“Sai qual è il tuo contributo rispetto agli obiettivi dell’organizzazione di cui fai parte?”  

Ecco come iniziano le risposte più frequenti (molte tristi):

  • Non mi interessa …
  • Il mio ufficio si occupa di …
  • L’azienda fa tubi di acciaio e io faccio il supporto alla produzione …
  • Cerco di vendere i prodotti ma non è facile …
  • Non ho capito se quello che faccio serve davvero …

Manager e responsabili d’ufficio? Se ci siete, battete un colpo e date una spiegazione chiara (se la conoscete) di come è importante il contributo di tutti. Questa è la prima lezione per imparare la collaborazione. Chi salta questa lezione, sarà bocciato a fine anno.

Quindi, dove va a finire il nostro pezzettino di lavoro? Quanto è dispensabile, quanto è strategico per l’azienda?

Il lavoro di una persona s’inserisce in un mosaico di azioni che hanno significati diversi, risultati diversi e implicazioni diverse ma tutte un unico senso, alle aziende il compito di trovare e comunicare il proprio senso.

Immaginate la persona che da una vita gira una vite (che pazienza) o una che realizza migliaia di operazioni contabili al mese (che noia) o che alza il braccio per segnalare un problema di produzione (che responsabilità). I gesti di tutti i giorni realizzano grandi opere, grandi imprese. La loro potenza è direttamente proporzionale alla loro capacità di essere piccoli, naturali, controllati e perfettamente inseriti nell’ingranaggio economico di cui fanno parte.

Quanto sono piccoli gli esseri umani di fronte alla grandezza dei colossi economici  e quanto del loro futuro dipende dalla voglia di far bene dei loro dipendenti, dalla loro consapevolezza dell’importanza del proprio contributo.

C’è una figura retorica che riassume bene questa idea di lavoro: la sineddoche. La parte per il tutto: “Vedo la vela tornare al porto” o meglio vedo il lavoro del singolo come motore dell’economia.

Mio nonno era fornaio: impastava e infornava per tutta la notte e al mattino migliaia di persone mangiavano il suo pane.

Il piccolo Giuseppe