Il cacciavite della sostenibilità

Posted on October 20, 2011 by

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sala


Il lavoro deve essere appassionato, oltre che diligente.

Un buon luogo di lavoro somiglia più a un atelier che a un quartier generale.
Un buon lavoro a un’opera d’arte, più che alla replica di quel che ha funzionato in passato.
Il buon lavoro è quello che vuole migliorare il mondo, non consumarlo o subirlo com’è.

Ci aggiriamo tra gli stand e le conferenze di questo fantastico evento per multinazionali; il fenomeno è evidente: tante aziende ammantano la loro comunicazione di una parola magica: sostenibilità. E’ una parola. Ma un’elegante signora d’azienda interrompe lo spot, alza la mano e dice “La prima, vera sostenibilità è quella delle idee”. Lo sappiamo, lo sappiamo, una marea di cose già sentite, oceano di luoghi comuni, e una goccia di utopia. Anche utopia è solo una parola, come sostenibilità, ma dalla grande forza coercitiva però: “Sei dentro o sei fuori? Con noi o contro? Fai o sogni?”. Dicotomie tra uomo e organizzazione, legittimi dubbi da Amleto con tesserino aziendale in mano.

E il tuo lavoro? Quante gocce di utopia sono rimaste nelle tue idee, quali sono da sostenere, quali no? Le conferenze sono ormai finite  e tra gli stand guardo un addetto all’allestimento. Per chi, per cosa stai lavorando? Non è utopia farsi certe domande: cosa produco, perché, e che impatto ha sul mondo prossimo?

Le aziende stanno sul palco e cercano di dare senso alla parola “sostenibilità”, a volte illudendosi di farla propria; i lavoratori ai piedi del palco sotto-stante, con il cacciavite, avvitano e svitano le domande, smontano e rimontano le idee e tutto magicamente si sostiene.

Sognare › comunicare › collaborare › fare. Questo è quello che intendiamo per sostenibilità.

Questa è la nostra opinione, e la tua?

Giuseppe & Paolo