Il teorema della pensione

Posted on October 15, 2011 by

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pensionati


L’esame. Prova di geometria: “Unire il punto A (il mio lavoro) al punto B (momento di felicità). Davvero difficile se non ho nemmeno la matita (motivazione). Proviamo a risolvere il problema parlando di motivazione, quell’impulso spontaneo e pulito che ci spinge a prendere la piccola decisione di alzarci al mattino e metterci all’opera per il bene della comunità.

La riflessione. Voler spruzzare qualche goccia di felicità sul lavoro è legittimo, equivale a elevare l’umanità attraverso fatica e adattamento, lotta per la sopravvivenza, spirito vitale. Non è facile, lo riconosco, ma non mi dite che è impossibile.

L’episodio. Alla ricerca delle motivazioni perdute mi appresto a intraprendere la strada dell’orgoglio del lavoro ma m’imbatto in una coppia di lavoratori del nostro tempo che per comodità chiameremo “i marziani”. Cena in piedi a casa di amici, m’inserisco in una chiacchierata leggera dal titolo “perchè lavori?” o “quanto guadagni?”: si parla di lavoro, mestieri e mi tuffo. L’argomento (s)cade, dopo alcuni minuti di racconti aziendali, inesorabilmente verso la fine del lavoro, il periodo d’inattività, la morte dell’opera … in una parolina “la pensione“. Viene pronunciata e gli occhi dei due marziani s’illuminano, “quanto ti manca? quando il grande giorno? beato te”. Il lavoro è fatica insensata, la pensione è liberazione, è vita. Chiedo se davvero è questo che intendono i presenti. L’uomo dice sì, la donna annuisce.

Il teorema. Se un lavoratore è demotivato e pensa costantemente alla pensione, come può riempire la sua giornata lavorativa di momenti felici? Con una crescente consapevolezza del proprio mestiere, del proprio ruolo all’interno di un’organizzazione, del proprio lavoro. Il tutto riesce se intorno a lui qualcuno conferma le sue intuizioni e rafforza le sue convinzioni.

Conclusioni. La sua professionalità, il suo essere capace di fare qualcosa con velocità, precisione, qualità può essere riconosciuto dalle persone che lo circondano, ecco come nasce una gemma di motivazione. Da un lavoro ben fatto si passa al riconoscimento della sua utilità, del suo scopo, del suo essere soddisfacente per alcuni o per molti: e qui la gemma diventa pianta. Faccio qualcosa bene (ed è riconosciuto) faccio qualcosa di utile (ed è riconosciuto) faccio bene il mio mestiere, ora mi giro verso la pianta ma già c’è un albero robusto, l’orgoglioso fusto del mio lavoro.

Ripetiamo tutti insieme “la pensione non è una bella condizione umana” …  se qualcuno è rimasto in silenzio chieda pure ai diretti interessati che parlando di pensione troveranno la scusa per raccontarvi del loro lavoro con orgoglio e nostalgia. Ma quanto è triste aspettare che il tempo che ci separa da questa tappa di archiviazione  passi senza appello? Triste come la differenza tra gli uomini e i marziani. I primi faticano per coltivare le gemme, i secondi aspettano in un bosco di sassi di vedere gli alberi.

Adesso unisci la retta AB (lavoro felice) all’insieme V (vita) e calcola quanto sei felice.

Prof. Giuseppe Lisena

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