Motivazioni da riciclare

Posted on September 1, 2011 by

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Oggi ho fatto una gita fuori città e visitato uno stabilimento di raccolta e riciclaggio della plastica. Mondo colorato, pressato, imballato, indistinguibile mondo plastico. Parlando di organizzazioni e mestieri, ho imparato tanto: non per i processi e le procedure che permettono il susseguirsi di operazioni complesse con quantità e enormità d’immondizia, ma per la serenità con cui le persone che lavorano in questi luoghi di fatica affrontano il loro lavoro. Avevo tutta un’altra idea sul clima lavorativo all’interno di un centro di raccolta e mi sono meravigliosamente stupito del livello di cordialità e collaborazione che ho trovato tra questi professionisti ecologici.

Entrando dal cancello principale, già vedi le cime di queste montagne sintetiche i cui materiali dovranno essere separati per essere riciclati, ti avvicini e riesci man mano a distinguere gli oggetti di tutti i giorni, il flacone, la bottiglia, il contenitore… siamo di fronte alla nostra pattumiera e dividiamo la carta dalla bottiglia e ci sembra uno sforzo e un atto di civiltà estremo… e se vediamo questa immensità da separare e smaltire come la mettiamo? Qui nasce l’immensa impresa organizzativa che si muove grazie a gigantesche macchine metalliche, nastri potenti e spazi chilometrici per movimentare il materiale… tutto con la forza, intelligenza, volontà di uomini e donne. Beh, non l’avrei detto, ma la procedura rimane sullo sfondo, il meccanicismo lascia il passo al pragmatismo e al senso civico.

Mi accosto a una postazione di analisi del materiale, sole cocente e sguardi accoglienti; stringo la mano a gente fiera e impegnata, concentrata nelle operazioni e nelle comunicazioni tipiche di questa fase in cui si controlla la qualità della plastica pervenuta e si attribuisce un valore alla raccolta, meriti e demeriti, di chi ha il compito di trasportare il carico dalla nostra pattumiera fino a questo tavolo di lavoro.

Mi offrono un caffè generato in una casupola di un metro per un metro, sotto ad un capannone tipo hangar dei fratelli Wright, poi le persone fanno a gara a raccontarmi come si svolge il lavoro e io che un pò mi ero documentato, gioco a sorprenderli completando le loro frasi (sorpresa compiaciuta e sorrisi sereni).

Il commento di G. ad una mia domanda è “queste persone, già lavorano nell’immondizia e i topi, poi devono pure fare le corse tra un analisi e un campionamento, bisognerebbe dargli un aiuto maggiore con tecnologie che gli permettano di correre di meno”. Lamentele ne ho sempre sentite nelle aziende (si può che fa parte del mio lavoro) ma questa volta non riesco proprio a non dargli ragione. Forse mi sbaglio ma questi se la guadagnano la pagnotta.

Sono in visita con altre persone … chiunque entra qui dentro si pone la stessa domanda: “.. riuscirei a lavorare in questo posto? Quali motivazioni avrei?” Io mi guardo intorno e, come sempre più spesso mi accade, valuto il clima che le persone riescono a trasferirsi, l’umore, la dedizione alle piccole mansioni, il passaggio di consegna su normali operazioni, la cortesia, la gentilezza, la battuta di spirito giusto per sorridere un pò.

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Lavoro singolare, luogo non certo accogliente, ma grande armonia… qualcuno ha lavorato bene nel mettere su questa organizzazione, chi lo ha fatto? le persone o l’esperto di organizzazione? poco importa, qui va tutto bene e tanto basta. Complimenti.

Lascio le motivazioni ambientaliste da parte, un capitolo sulla green economy e sull’importanza di determinati business richiederebbe un ripensamento macro-economico; questione molto intima che quindi tralascio.

Disse il saggio davanti al distributore di snack: “L’ambiente di lavoro è fatto dal clima e dal luogo, dalle relazioni e dai gesti umani, tutto contribuisce a rendere disponibili le giuste motivazioni per fare questo lavoraccio”.

Tornando verso la città, con questo pallino delle motivazioni fra le orecchie, penso a quanti ambienti di lavoro sono davvero così sereni (pochi nella mia limitata esperienza) e quanti potrebbero esserlo con pochi, piccoli accorgimenti organizzativi, con piccole regole di coesistenza. Oro, sapere quali sono queste piccole regole.

Giuseppe