Il mestiere delle acque

Posted on June 22, 2011 by

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Acqua


Incontriamo Sergio Gherardi, esperto nel trattamento delle acque. Carriera nella Culligan Italiana (parte di Culligan International USA, dal 1999 al 2005 parte del gruppo Vivendi poi Veolia, multinazionale francese, e ora nuovamente di proprietà americana). Abbiamo l’idea che per parlare di mestieri nuovi – alcuni saliti ora alla ribalta dei media, ma dalla lunga storia –  sia necessario parlarne con chi questa storia l’ha fatta. Idea confermata.

Sergio, 61 anni, si avvicina casualmente al trattamento dell’acqua nel 1973, senza sapere di preciso cosa sia: lui é un elettrotecnico, la cosa che gli piace di più é l’elettricità, le centrali di produzione energia, e invece quando si congeda dal servizio militare il padre gli fa conoscere un amico che si occupa di acqua e sta cercando un tecnico. Sergio decide di approfondire il mestiere: “Andai a provare, vedere di cosa si trattava. Naturalmente a quel tempo era piú facile trovare lavoro, quindi uno poteva permettersi di dire: provo, e se non mi piace cambio; insomma di vagliare. E invece la cosa mi piacque molto e sono rimasto lí per sempre, unica attivitá della mia vita”.

Nelle sue parole, si è innamorato di questo mestiere che pochi conoscevano allora (“nel 1973 l’acqua era quella che usciva dal rubinetto e basta”) e che oggi ha piú visibilitá per la crescente attenzione alla gestione delle risorse idriche. Una posizione pionieristica, la sua, in un campo che resta misterioso: ancora oggi la maggior parte delle persone non sa che per produrre una bibita, un whisky, un componente elettronico o farmaceutico, serve un’acqua con caratteristiche precise che si ottengono solo installando impianti di trattamento adeguati. In sostanza, ci racconta, a tutti serve l’acqua. E ogni volta è qualcosa di nuovo. Un fattore che lo ha stimolato molto.

Il percorso di Sergio: partito come tecnico, diventa direttore dell’ufficio tecnico di progettazione, per una decina di anni fa il consulente privato, poi di nuovo un rapporto di dipendenza come direttore commerciale. L’esperienza è quindi su tutti i fronti: sul campo, sulla progettazione, sulla vendita. Sergio ha trattato dal piccolo impianto d’uso domestico – i sottolavello – agli enormi impianti di potabilizzazione e ottenimento di acque super pure per uso industriale. In questi quarant’anni ha visto ogni sviluppo del settore, dal filtro pionieristico che ‘vedeva’ semplicemente se l’acqua è torbida o limpida, a quelli attuali che rilevano dati raffinatissimi.

L’interesse di Sergio va alla potabilizzazione nei Paesi che erano “ricchi ma del terzo mondo” (Paesi Arabi, Nordafrica, Africa centrale), progettando installando e mettendo in funzione impianti che prelevano acqua dalle poche sorgenti disponibili (fiumi o sotterranei) per dare acqua bevibile.

In anni successivi cresce l’aspetto della sostenibilitá ecologica (“quando si parla di ecologia si parla 90% di acque di scarico”) e il tasso di innovazione tecnologica; lui si occupa del trattamento dei prodotti chimici e del riuso delle acque industriali che, dopo un apposito trattamento, possono essere riutilizzate per usi tecnologici, riducendo i quantitativi di acque che vanno allo scarico e gli emungimenti dalle falde.

Parliamo delle competenze necessarie al mestiere: sono vaste, perché per un impianto di trattamento acque si va dalla chimica elementare, alla parte strumentale, a controlli, idraulica, e molto altro. C’é un team costituito da diversi specialisti che ci mettono ‘il loro’, e c’è il gestore del team che deve avere tutte queste competenze per integrarle e riuscire a mettere insieme il tutto.

E per aggiornarsi?

A quanto ne so io, non ci sono scuole specifiche che preparino tecnici al trattamento delle acque. Ci sono i produttori delle diverse tecnologie (membrane osmotiche, ultrafiltrazione, elettrodeionizzazione…)ben disposti a organizzare corsi di aggiornamento sulle tecnologie con l’obiettivo che i nuovi progettisti utilizzino i loro prodotti. Un percorso industriale quindi.  E’ cosi che ci si aggiorna. Ad esempio, attraverso il sito trattamentoacqua.com si organizzano corsi eseguiti da specialisti di prodotto: in maggio partirá sulla dissalazione e sul recupero energia. La scuola puó dare le basi, poi l’aggiornamento sulle ultime tecnologie viene dai produttori stessi, quindi sul campo, extrascolastico: nel mio campo le tecnologie sono sempre messe a punto dai produttori, i ‘sacri testi’ del trattamento acqua vanno ancora a ripescare quello che si faceva prima della II guerra mondiale…

E guardandosi alle spalle, quali sono le esperienze piú vivide? “E’ stato un bel percorso: questa attivitá mi ha dato la possibilitá di viaggiare in tutto il mondo, conoscere esigenze e persone diverse, vivere con loro”. Medio Oriente, Africa, ex blocco sovietico… Sergio sceglie alcuni ricordi:

Ricordo ancora con piacere quando negli anni ‘70 in Iraq andammo a installare un impianto di potabilizzazione per un villaggio un po’ remoto – insomma non era una cittá – che viveva ancora secondo le vecchie regole, quindi c’era un capo villaggio, il capo tribú… alla fine quando l’impianto fu completato e messo in funzione, e andammo a erogare la prima acqua potabile, nessuno credeva che l’acqua dell’Eufrate potesse essere diventata limpida e bevibile, come invece lo era. Dopo averlo messo in funzione, il capo villaggio fece una grande festa: mi trovai in questa sua abitazione, che non era di certo ‘signorile’, in un salone dove all’interno c’erano i somari, le galline, un po’ di tutto, e buttarono sul tavolo un enorme pesce di fiume e questo capo villaggio cominció a servirlo su dei piatti e con le mani si mangió, e si bevve il té dallo stesso bicchiere, cose oggi difficilmente ripetibili. Fu una grande festa: con tutto il villaggio presente, bambini, vecchie, donne coperte.

E ancora

In Africa, dopo aver messo in funzione un impianto che produceva acqua pulita, vedere tutti questi neri che, contentissimi, con il tubo da irrigazione, si lavavano l’uno con l’altro tutti nudi, e mi dissero: spogliati anche tu e lavati con noi! E io dissi: no, non ci penso neanche! Perché avrei fatto proprio una bruttissima figura (ndr: risate…). Lasciai perdere tutto e andai a lavarmi in albergo. L’immagine bella è la felicitá delle persone che non hanno mai avuto accesso all’acqua potabile, quando si rendono conto che questa cosa è possibile.

Emerge forte, al di lá della remunerazione, il fatto di andare a sbloccare qualcosa che forse da noi è banale e invece in zone non sviluppate è essenziale, “qualcosa che sia anche un’operazione di bene. Mentre questo non capita nell’installazione industriale: devi ottenere un certo risultato, ok, c’é la soddisfazione di ottenerlo, ma insomma non c’é questo aspetto sentimentale.

Parliamo poi della trasmissione delle competenze: Sergio si sente di dare questi consigli a chi volesse intraprendere questo mestiere oggi

  • Fare piú esperienze possibili sul campo
  • La divisione tra marketing, vendita, progettazione promossa oggi dall’universitá non è sufficiente: “io penso che l’organigramma dell’azienda debba essere strutturato nel solo modo giusto, quello di essere efficaci sul mercato […] e serve un po’ di tutto per essere efficaci”. Quindi: dare opportunitá di rotazione, vedere piú aspetti del mestiere, non limitarsi a operare coi paraocchi su “quello che compete e che c’é scritto sul biglietto da visita, perché limita
  • Pazienza: saper ascoltare.

Come evolve il mestiere?

Lo vedo in grande evoluzione su tutti i settori: potabilizzazione, perché a livello scientifico i limiti per la potabilitá saranno sempre piú restrittivi; il settore industriale/farmaceutico/elettronico: nuovi prodotti richiedono acque sempre piú pure, quindi un continuo sviluppo dei macchinari; non ultimo, l’aspetto di sostenibilitá: riduzione degli scarichi, dei prodotti chimici, del consumo di energia elettrica. Tutto questo porta a una continua evoluzione delle tecnologie e dei sistemi di trattamento. Direi che gli ingredienti per vedere un settore in crescita ci sono tutti. Bisogna solo metterci la buona volontá.

In Italia, ci dice, siamo un po’ fermi in questo mestiere. Le multinazionali come Siemens e General Electric hanno deciso da qualche anno di essere attivi nel trattamento acque e per velocizzare il processo acquisiscono realtá esistenti in Italia e altrove. “Io non conosco delle grandi aziende italiane che fanno questo mestiere che siano ancora oggi indipendenti: sono tutte state acquisite da francesi, inglesi, americani”. Questo essere fermi, secondo Sergio, non dipende, come spesso si dice di altri settori produttivi, da aspetti legislativi e burocratici, ma da una mancanza di imprenditorialitá. L’Italia potrebbe sicuramente investire “se non é giá troppo tardi…”.

Vogliamo pensare non lo sia: a tutti serve l’acqua. In questo caso il ‘nuovo’ mestiere richiede nuova passione.

Paolo

Posted in: Intervista, Mestiere