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	<title>buon lavoro</title>
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	<description>Storie di organizzazioni e mestieri del futuro</description>
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		<title>Vendere l&#8217;anima e il prodotto</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:59:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un tenace venditore alla porta è quello che ci serve per iniziare male la settimana. Abbiamo parlato durante questa settimana con alcuni/e venditori e venditrici che ci raccontano un mondo in cui i clienti da aggredire sono super-esigenti e i prodotti sono sempre più obsoleti o troppo cari. E&#8217; una storia vecchia come il mercato, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=802&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tenace venditore alla porta è quello che ci serve per iniziare male la settimana. Abbiamo parlato durante questa settimana con alcuni/e venditori e venditrici che ci raccontano un mondo in cui i clienti da aggredire sono super-esigenti e i prodotti sono sempre più obsoleti o troppo cari. E&#8217; una storia vecchia come il mercato, ma il venditore sul territorio ha cambiato le sue abitudini e non solo. Ascoltiamo dalle loro voci:</p>
<ul>
<li>Carlo, con 25 anni di esperienza sul campo, ci racconta di grandi cambiamenti negli ultimi 10 anni e di come il suo lavoro sia sempre basato sulle stesse competenze relazionali e sul modo di portare la risposta giusta con la massima velocità. &#8220;<em>L&#8217;arte della vendita è sempre la stessa, stare dietro ai prodotti per me è la cosa più difficile</em>&#8220;</li>
</ul>
<ul>
<li>Marta, venditrice di prodotti per l&#8217;igiene personale da circa 8 anni, ci racconta di come sia difficile ottimizzare il proprio tempo con incontri con troppi clienti in un&#8217;unica settimana. La velocità di spostamento sul territorio è il fattore di successo della sua azione. &#8220;<em>Se prendessi un centesimo per ogni chilometro che percorro, sarei molto più ricca</em>&#8220;</li>
</ul>
<ul>
<li>Luigi, venditore agente, si dispera con chi fornisce i servizi che lui vende. &#8220;<em>Ho sempre problemi a giustificare i ritardi e le mancanze legate a quello vendo. Sono servizi che non funzionano bene e quindi mi ritrovo sempre a raccogliere le lamentele. Sono un muro di gomma</em>&#8220;.</li>
</ul>
<p>Quando ci chiamano ad analizzare le esigenze dei venditori arriviamo a conclusioni diverse e iniziamo a progettare ogni tipo di supporto per semplificare e velocizzare il loro lavoro. Quale supporto hanno i venditori? Tecnologie, informazioni, supporto tecnico per migliorare il servizio al cliente, tutto che potrebbe essere davvero utile se solo il venditore avesse il tempo di poterci dedicare il tempo necessario a capire come utilizzarlo.</p>
<p>Una corsa continua contro il tempo per rispettare gli obiettivi di budget (lasciamo a parte le osservazioni su come vengono definiti gli obiettivi di vendita) : questa la sensazione che trasferiscono gli impavidi giocatori di vendita.</p>
<ul>
<li>Alcune caratteristiche della specie che mi affascinano:</li>
<li>Parlano alla velocità della luce sempre con proprietà di linguaggio, ostentando naturalezza.</li>
<li>Sono in continua competizione con se stessi.</li>
<li>Amano il contatto diretto, il poter scambiare opinioni, senza le relazioni umane sarebbero persi.</li>
<li>Hanno un consiglio buono per tutti: per i clienti, per i colleghi, per i consulenti e per i propri responsabili. Sarebbe un peccato non ascoltarli.</li>
<li>Venderebbero l&#8217;anima per poter chiudere un contratto.</li>
<li>Amano il prodotto/servizio che vendono, e se non è così non te ne accorgerai.</li>
<li>…</li>
</ul>
<p>Conoscete venditori? Allora la lista potrebbe continuare all&#8217;infinito, no?</p>
<p>Giuseppe</p>
<div>ecco un video con un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ylQ8czbFTUk">esempio storico di venditore</a></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonlavoro.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonlavoro.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonlavoro.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonlavoro.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonlavoro.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonlavoro.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonlavoro.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonlavoro.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonlavoro.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonlavoro.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonlavoro.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonlavoro.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonlavoro.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonlavoro.wordpress.com/802/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=802&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un cervello in fuga dall’invecchiamento</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonlavoro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Disturbo la colazione di Alessandro Bitto via Skype. È un amico che non vedo da qualche estate, so che è all’estero per ricerca e voglio scoprirne di più.</p>
<p><strong>Ciao. Mi parli del tuo lavoro?</strong></p>
<blockquote><p>Ciao. Non è ancora un vero e proprio lavoro. Teoricamente sono ancora studente di dottorato in scienze biomediche, <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Biomedical_scientist" target="_blank">biomedical sciences</a></em>, quindi biologia molecolare, biochimica… Quando sei a questo livello di dottorato non è più solo una questione di studiare dai libri il già noto ma di scoprire qualcosa di nuovo, fare esperimenti in laboratorio e dare un contributo originale alla ricerca scientifica. Lo <strong>scopo del mio lavoro è la sperimentazione</strong>. Si riceve uno stipendio, ma è un lavoro ‘ibrido’, che diventa un vero e proprio lavoro una volta ottenuto il dottorato: non hai più l’obbligo di andare a lezioni e ai <em>journal club</em> (discussione di articoli tra studenti), ma hai il tuo lavoro di ricerca e, in America, è vista bene una posizione di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Postdoctoral_research" target="_blank">post-doc</a></em>, la transizione da studente a capo di laboratorio, cercando fondi indipendentemente. Altri tipi di sbocchi sono quelli di industria, tipo aziende farmaceutiche come Glaxo-Smith Kline e Pfizer, o l’insegnamento a livello del College. Il mio percorso potrebbe portarmi a entrambe le posizioni, ma sono orientato più sulla prima, ossia fare il <em>post-doc</em> per arrivare ad avere il mio laboratorio.</p></blockquote>
<p><strong>Quali sono i benefici del tuo lavoro sull’utente finale, sulla comunità?</strong></p>
<blockquote><p>L’avanzamento della <strong>ricerca scientifica</strong> si traduce in un <strong>avanzamento delle tecniche mediche</strong>: un classico esempio è la scoperta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Fleming" target="_blank">Fleming</a> degli antibiotici: prima dei suoi studi sulle muffe si moriva di polmonite, ora è sconfitta una buona fetta di malattie batteriche. Quello che faccio io, in futuro potrebbe concretizzarsi in tante piccole scoperte che si traducono poi, ad esempio, in nuove terapie anti-tumore, o cure per il diabete, e così via.</p></blockquote>
<p><strong>Benefici per te?</strong></p>
<blockquote><p> Le motivazioni sicuramente non sono di stipendio. <strong>Non è un lavoro che si fa per soldi</strong>. Si comincia con uno stipendio minimo, in <em>post-doc</em> si guadagna qualcosa in più, e poi si arriva a posizioni decenti da professore. Ma molti altri lavori vengono pagati meglio: medico, avvocato, commercialista… La motivazione per cui uno lo fa, almeno dal mio punto di vista, è <strong>la passione, la voglia di scoprire</strong>, il piacere della ricerca, di capire nuove cose: come funziona la cellula, il corpo umano, perché invecchiamo, perché ci ammaliamo. Si può riuscire a lucrare tramite brevetti su una scoperta scientifica commercializzabile: dev’esserci un momento di fortuna e l’intuizione su qualcosa che può fruttare. Ma la verità è che nessuno di noi è in questo business per i soldi.</p></blockquote>
<p><strong>Quali competenze sono necessarie, che percorso di formazione?</strong></p>
<blockquote><p>Il percorso di formazione è universitario. Io sono partito dal liceo classico, ma non è così importante, è l’università che conta, una formazione scientifica: io ho fatto biotecnologie in <a href="http://www.btbs.unimib.it/" target="_blank">Milano-Bicocca</a>, studiando i fondamenti di chimica, biologia, biochimica, genetica, immunologia ecc&#8230; L’università in Italia è stata molto, molto buona: il primo anno in America mi hanno ripetuto le cose della mia triennale, ho fatto un anno di ripasso. <strong>L’Italia ti prepara in maniera egregia</strong>: chimica organica, biochimica, genetica, immunologia. Il problema è che, una volta finita la preparazione, il percorso di dottorato è un gran casino: in Italia cominci a lavoricchiare in qualche modo più o meno pagato in università, e a un certo punto per grazia ricevuta si apre un posto di dottorato e, sempre per grazia ricevuta, uno vi accede, con tempi e modalità imprevedibili, perché dipende da troppi <strong>fattori non necessariamente legati ai tuoi meriti e alle tue capacità</strong>. Io non avevo voglia di sottostare a queste politiche e sono andato a fare il dottorato altrove, dove i criteri di selezione sono più chiari. Questo è il motivo per cui mi trovo adesso a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Philadelphia" target="_blank">Philadelphia</a>, alla <a href="http://www.drexelmed.edu/" target="_blank">Drexel University College of Medicine</a>.</p></blockquote>
<p><strong>Sono scelte che non coinvolgono solo un percorso professionale, ma anche quello di vita.</strong></p>
<blockquote><p><strong> </strong>Beh sì. Non è solo quello il motivo per cui sono andato via: sarei potuto anche sottostare alla logica clientelare delle università italiane, se mi avesse dato la capacità di vivere indipendentemente. L’ultimo anno di specialistica l’ho passato in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Erasmus" target="_blank">Erasmus</a> in Belgio facendo la tesi, vivendo da solo. Da quella esperienza ho avuto la rivelazione definitiva che a casa non ci volevo stare più. Fare il dottorato in Italia avrebbe significato rimanere a casa dei miei a tempo indefinito. Grazie alla mia relatrice di tesi, italiana peraltro, ho trovato un posto come tecnico di laboratorio a Philadelphia, dove già dall’inizio mi davano uno stipendio che mi consentiva di stare da solo in un bilocale.  Quindi per me è stata la voglia di un percorso di <strong>ricerca</strong> ‘lineare’, <strong>non clientelare</strong>, e anche di <strong>indipendenza personale</strong>.</p>
<a href="http://buonlavoro.wordpress.com/2012/02/08/un-cervello-in-fuga-dallinvecchiamento/#gallery-1-slideshow">Click to view slideshow.</a></blockquote>
<p><strong>Descrivimi un momento migliore del tuo lavoro.</strong></p>
<blockquote><p>Quando vedi il tuo nome su una pubblicazione scientifica, su un articolo, specialmente se è il primo nome, perché è colui che ha fatto la maggior parte del lavoro. È una soddisfazione, ti fa sentire molto bene.</p>
<p>Altro momento molto gratificante è quando <strong>hai un’idea, la provi, e vedi che funziona</strong>. Attualmente io mi occupo di invecchiamento: lavoriamo sui meccanismi cellulari e molecolari dell’invecchiamento, cerchiamo di capire i meccanismi che stanno dietro alla fragilità delle ossa, il diabete, la propensione alle malattie neurodegenerative quali Alzheimer e Parkinson, tumori alla prostata e al seno… è uno spettro molto ampio di manifestazioni, ma c’è alla base un meccanismo comune, una perdita di alcune funzioni della cellula necessarie al riciclo e il riparo delle parti danneggiate, del dna danneggiato.</p></blockquote>
<p><strong>Quanti <em>trial &amp; error</em> ci vogliono per arrivare a dire: questo è giusto?</strong></p>
<blockquote><p>Troppi! <em>[ndr: risa]</em>. È un lavoro che mette alla prova la tua <strong>pazienza</strong>: gli esperimenti richiedono un certo rigore, le cose fatte per bene. Le volte in cui non hai l’idea giusta vedi i risultati e dici: “ok, avevo sbagliato, aggiusto la mia ipotesi”. Il problema è quando non fai le cose per bene o qualche variabile che non è in tuo potere interviene (ad esempio: le cellule sono rimaste troppo tempo fuori dall’incubatore, per l’incubatore aperto, o qualcuno ha lasciato le cellule fuori): tu fai l’esperimento e la risposta che cerchi non la vedi, è ‘coperta’ da altro. Trovi un risultato che non ti dice se hai ragione o no, perdi 2 o 3 giorni – a seconda della tecnica – e ti chiedi: dove ho sbagliato? Se non capisci dove sta l’errore ti disperi! Il momento peggiore è questa frustrazione di non sapere dove hai sbagliato. Si sorpassano questi momenti grazie alla passione per la scoperta.</p></blockquote>
<p><strong> </strong><strong>Consigli a chi vuole intraprendere questo mestiere?</strong></p>
<blockquote><p>Parlando a un ragazzo italiano, il consiglio è mantenere la <strong>passione</strong>, la voglia. Fin dal momento in cui si è sui libri, avere la passione <strong>di scoprire, di imparare, di capire</strong>, che ti dà una visione sul mondo diversa, a volte contro-intuitiva ma necessaria. Avere la passione di provare, di tentare: non solo tentare l’esperimento, il progetto di ricerca, ma anche <strong>tentare una strada nuova</strong>: non sai dove andare a fare il tuo dottorato o un’esperienza di ricerca? Trova un posto, prova! Io sono arrivato a Philadelphia lavorando su qualcosa che non mi interessava molto, il cancro alla prostata, ma ne sono uscito con soddisfazione, con una pubblicazione, e mi è servito. &#8216;Vai e prova&#8217; significa anche fuori dall’Italia. Tanti miei colleghi universitari avevano legami e sono rimasti. La mia esperienza dice: hai possibilità di andare a fare esperienza un anno in Olanda, in Belgio, in Germania? Vai e prova, in ogni posto c’è un atteggiamento diverso verso la ricerca, e c’è un mondo nuovo da scoprire al di là del laboratorio e della ricerca. La <strong>ricerca</strong> deve essere un <strong>modo di vivere</strong>.</p></blockquote>
<p><strong>Qual è il rapporto tra senior e giovani? Ci sono percorsi di mentoring, incentivi ai talenti? L’America è la terra meritocratica che immaginiamo?</strong></p>
<blockquote><p>In linea di massima sì. Io ho parlato col mio professore di riferimento, gli ho detto: “lei lavora sull’invecchiamento, io voglio studiare l’invecchiamento…” e lui mi dice: fai il test e mandaci la tua domanda per il dottorato, come tutti gli altri. Non esistono relazioni privilegiate, ma rapporti basati esclusivamente sulle <strong>competenze</strong>, sul <strong>merito</strong>. Il sistema è molto didattico: ti insegnano anche con <em>tough love</em>, amore duro: ti fanno provare e ti danno bastonate. Uno degli esami che dobbiamo passare si chiama <em>qualifier</em>, in cui dobbiamo formulare un Grant, una proposta scritta di un nuovo progetto di ricerca : lo sottoponi a 4-5 professori che lo analizzano punto per punto davanti a te, e ti fanno sentire completamente idiota a ogni singolo errore; però lo fanno perché la prossima volta ci pensi due volte a scrivere una stupidaggine. È un sistema buono, perché ti insegna molto in poco tempo, se ne hai voglia.</p>
<p>Dal punto di vista dei rapporti lavorativi c’è un po’ di tutto: il capo assenteista che va a giocare a golf, il capo manager che ti sta col fiato sul collo e ti dice come fare ogni cosa, ma anche il capo con il quale puoi bere una birra al pub dopo il laboratorio; l’atteggiamento generale è di insegnamento, di trasmissione della conoscenza.</p></blockquote>
<p><strong>C’è lavoro di gruppo?</strong></p>
<blockquote><p>Fuori dallo stereotipo del ricercatore solitario, la <strong>ricerca</strong> oggi è <strong>lavoro di gruppo</strong>. Non c’è niente che sia attribuibile alla singola persona. Non paga l’atteggiamento di chi dice: questa è la mia idea e dovete metterla in pratica. Paga invece quando ognuno ci mette del suo: il capolaboratorio, certo, ma anche lo studente che può proporre un’idea. Magari due studenti lavorano sullo stesso problema da due punti di vista diversi, e quel che mettono in comune diventa qualcosa di ‘più grande’. Anche tra laboratori, anche dall’altra parte del mondo. Si collabora e i risultati si mettono assieme, o comunque <strong>il tuo lavoro si fonda su quello degli altri</strong>, su scala globale.</p></blockquote>
<p><strong>Come pensi evolverà il mercato e il mestiere?</strong></p>
<blockquote><p>Con la crisi economica le disponibilità di fondi per la ricerca sono basse anche in America, per gli standard americani. L’NIH (<a href="http://www.nih.gov/" target="_blank">National Institute of Health</a>) ha una linea 1 a 10, cioè su 100 proposte solo 10 ricevono finanziamento.</p>
<p>Come si evolverà il mio mestiere… c’è ora una sorta di <em>outsourcing</em> di molti esperimenti e tecniche di laboratorio, ad esempio il clonaggio: la tecnica di inserire un gene estraneo in una cellula/organismo, utile per molti studi diagnostici; è una cosa che ho imparato a fare manualmente ma che ormai nessuno fa più. Ora si prende il telefono, si chiama la compagnia e si dice: voglio questo tipo di gene in questo plasmide in questo tipo di cellula. Lo si fa fare all’esterno. Qualcuno è arrivato a dire che in futuro gli esperimenti saranno fatti tutti a tavolino, e il ricercatore sarà uno che li pensa, telefona alla compagnia e li commissiona. Non sono sicuro che succederà perché molta gente, io per primo, non si fida dei risultati, degli altri, ma anche dei suoi! Secondo me ci sarà sempre un certo tipo di esperienza diretta. Non credo si arriverà mai a fare <em>outsourcing </em>sull’idea, ma sulle tecniche preparative. Un esempio: uno dei metodi migliori per studiare l’effetto di un gene, di una proteina, è osservare cosa succede a un organismo quando quella proteina non c’è. Lì un laboratorio può prepararti un topo senza quel gene, ma sarai tu ricercatore a fare le domande. Quel che ‘resta’ dello sperimentatore è lo <strong>spirito di indagine</strong>, la <strong>voglia di scoprire</strong>.</p></blockquote>
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		<title>Imparare un mestiere. Un manuale per tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonlavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime due settimane, il nostro girovagare per le organizzazione ci ha portato a  parlare con molti lavoratori. Abbiamo chiacchierato di come è cambiato il lavoro, la percezione di svolgere un mestiere … solita chat amichevole insomma. Oggi riflettiamo sulla conoscenza del mestiere, su come sono cambiate le modalità di apprendimento di un mestiere, la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=773&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime due settimane, il nostro girovagare per le organizzazione ci ha portato a  parlare con molti lavoratori. Abbiamo chiacchierato di come è cambiato il lavoro, la percezione di svolgere un mestiere … solita chat amichevole insomma.</p>
<p>Oggi riflettiamo sulla conoscenza del mestiere, su come sono cambiate le modalità di apprendimento di un mestiere, la complessità nel gestire gli aggiornamenti dettati dai cambiamenti di scenari, dei mercati. Lo facciamo descrivendo alcune tipologie di attori organizzativi</p>
<p><strong>I Nonni narratori</strong></p>
<p>I lavoratori con più esperienza, i nonni organizzativi hanno un racconto singolare del cambiamento dei mestieri e detengono le conoscenze pregresse e quelle attuali. Condividere le proprie esperienze e le loro interpretazioni potrebbe essere il modo migliore per un&#8217;azienda che vuole essere pronta alle sfide future. Consegnategli un manuale, vi chiederanno chi lo ha scritto. Lo leggeranno solo se conoscono l&#8217;autore.</p>
<p><strong>I Ghepardi byte</strong></p>
<p>Cambia il mestiere, si complica la faccenda di come raggiungere diversi risultati con diversi strumenti. I giovani digitalizzati, aggiornati, s&#8217;informano in modo superficiale ma veloce. Prendono in mano il problema semplificando gli aspetti che rallentano il raggiungimento e mostrano una certa predisposizione alla noia. Acquisiscono le informazioni su un mestiere in modo sporadico. Se gli consegnate un manuale di istruzioni tenderanno a non leggerlo, forse a venderlo, forse a cambiarlo e rimandarlo semplificato.</p>
<p><strong>Gli Specchi marcatori</strong></p>
<p>Devo imparare un nuovo mestiere, mi guardo intorno, individuo il mio esempio. Lo seguo come una iena e lo osservo continuamente. Emulo i suoi comportamenti, ripeto le sue frasi, provo i suoi gesti. Se lo fa lui, lo posso fare anch&#8217;io. Così ragiona un lavoratore che vuole velocemente portare risultati. Giusto ma forse non basta. Se gli obiettivi sono conosciuti e il mercato è stabile possono essere risorse davvero utili. Consegnategli un manuale, vi chiederanno da quali capitoli incominciare a leggere.</p>
<p><strong>Gli Installatori volanti</strong></p>
<p>Non sono interessati all&#8217;apprendimento e ritengono che le conoscenze siano passeggere. L&#8217;importante è l&#8217;applicazione, l&#8217;utilizzo al momento, l&#8217;originalità di una soluzione, la scoperta di un nuovo modo di lavorare, creare, vendere. La ricerca su google e una telefonata ad un vecchio amico sono i modi con cui cercano ispirazione. Dategli un manuale, cercherà di dimostrarvi che è più utile come ferma carte. Lo apriranno solo per denigrarne l&#8217;incipit.</p>
<p>Inventarsi un modo veloce per imparare nuovi mestieri sarebbe un bel vantaggio competitivo e un buon modo per garantirsi un futuro. Quando ho qualche giorno di ferie, scriverò un manuale &#8220;L&#8217;apprendimento degli uomini e delle donne nell&#8217;era della crisi occidentale&#8221;. Prima di allora, mi studio il <em><a href="http://www.sociallearning.it/la-rete-e-lapprendimento-a-tu-per-tu-con-geor" target="_blank">Social Learning</a></em>, la Narrazione Organizzativa, gli ordini di servizio ma soprattutto continuo ad ascoltare i lavoratori e le lavoratrici.</p>
<p><em>Imparo ergo sum,</em></p>
<p>Giuseppe apprendista-capo</p>
<div></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonlavoro.wordpress.com/773/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonlavoro.wordpress.com/773/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonlavoro.wordpress.com/773/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonlavoro.wordpress.com/773/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonlavoro.wordpress.com/773/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonlavoro.wordpress.com/773/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonlavoro.wordpress.com/773/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonlavoro.wordpress.com/773/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonlavoro.wordpress.com/773/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonlavoro.wordpress.com/773/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonlavoro.wordpress.com/773/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonlavoro.wordpress.com/773/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonlavoro.wordpress.com/773/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonlavoro.wordpress.com/773/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=773&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Manuali</media:title>
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		<title>Cosa non vi piace del lavoro? Le vostre risposte</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 12:30:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi abbiamo chiesto di immaginarvi con la bacchetta magica per eliminare, con un gesto, ciò che non vi piace del lavoro. Ciò che lo priva di senso, lo rende alienante, insopportabile. Insomma ciò che rende il mestiere &#8216;fatica&#8217;. Ecco le vostre risposte: TEMPO &#8211; il lavoratore non decide il tempo di produzione del bene e del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=763&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi <a href="http://buonlavoro.wordpress.com/2012/01/05/cosa-non-vi-piace-del-lavoro-votate/" target="_blank">abbiamo chiesto</a> di immaginarvi con la bacchetta magica per eliminare, con un gesto, ciò che non vi piace del lavoro.</p>
<p>Ciò che lo priva di senso, lo rende alienante, insopportabile. Insomma ciò che rende il mestiere &#8216;fatica&#8217;.</p>
<p>Ecco le vostre risposte:</p>
<ol>
<li><strong>TEMPO</strong> &#8211; il lavoratore non decide il tempo di produzione del bene e del servizio: <strong>36%</strong></li>
<li><strong>CREATIVITA&#8217;</strong> &#8211; il lavoratore non può produrre in modo creativo, il bene o servizio deve essere standard: <strong>27%</strong></li>
<li><strong>LIBERTA&#8217;</strong> &#8211; il lavoratore produce beni o servizi che non riconosce come espressione di libertà, bensì di costrizione: <strong>18%</strong></li>
<li><strong>PROPRIETA&#8217;</strong> &#8211; il lavoratore non ha alcuna proprietà del bene e del servizio che produce: <strong>10%</strong></li>
<li><strong>COMUNITA&#8217;</strong> &#8211; il lavoratore non produce per la propria comunità, bensì per altri che determinano a chi quel bene o servizio sarà venduto o erogato: <strong>9%</strong></li>
</ol>
<p>In testa TEMPO, CREATIVITA&#8217; e LIBERTA&#8217;, da voi indicati come fattori su cui esercitare autodeterminazione, pena l&#8217;insopportabilità delle attività che ci occupano. A seguire PROPRIETA&#8217; (avere o no interesse economico diretto) e in coda COMUNITA&#8217;: che il proprio lavoro abbia o meno un impatto benefico diretto sulla comunità in cui si vive.</p>
<p>Si individua sulle prime tre scelte un cluster di autonomia, di <strong>indipendenza</strong> che, credo, ha coerenza con il passaggio che il lavoro contemporaneo sta vivendo verso i mestieri <em>knowledge based</em>: è nella natura stessa (o meglio, nell&#8217;immaginario) dei &#8216;lavori di intelletto&#8217; una certa dose di libertà e autogestione delle proprie risorse rispetto al &#8216;lavoro di fatica&#8217;, che storicamente individua (sempre a livello di immaginario) un &#8216;padrone&#8217; più presente e autoritario, un campo di decisione personale ristretto, quindi una <strong>routine</strong>. Immaginario duro a morire dato che questi elementi, assieme al margine economico, spesso spingono i ragazzi a intraprendere un percorso universitario rispetto, ad esempio, a garzone di bottega.</p>
<p>Ho una domanda: quanto l&#8217;<strong>immaginario</strong> della scalata sociale (chiamiamola borghese, sogno americano, o come ci pare), del merito premiato, corrisponde al reale oggi? E poi: queste scalate, possibili, immaginate, chi riguardano: me stesso, i miei cari, la mia comunità, comunità connesse globalalmente? Quanto è esteso lo spettro di benessere che immaginiamo derivi dal nostro <strong>progresso personale</strong>?</p>
<p>Poi in classifica troviamo la PROPRIETA&#8217;, legame personale con i prodotti forse ormai appartenente al secolo scorso (se si esclude qualche micro-trend di ritorno all&#8217;agricoltura, spesso più &#8216;romantico&#8217; che funzionale). A chiudere la COMUNITA&#8217;, l&#8217;impatto del proprio lavoro sul territorio; sempre più spesso si parla di <strong>glocality</strong>, di sostenibilità, mi pare perciò strano trovarla in coda: attendo vostre delucidazioni.</p>
<p>Una migliore comprensione possiamo averla chiacchierando del lavoro di tutti i giorni, quello che incide sul mondo reale per migliorarlo nel senso che noi intendiamo; quindi <a href="http://buonlavoro.wordpress.com/about/" target="_blank">prenotatevi</a> per un&#8217;intervista, potremmo chiederci <strong>cosa ci piace</strong> del nostro lavoro.</p>
<p>Paolo il Sognatore (ma non sono il solo!)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonlavoro.wordpress.com/763/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonlavoro.wordpress.com/763/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonlavoro.wordpress.com/763/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonlavoro.wordpress.com/763/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonlavoro.wordpress.com/763/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonlavoro.wordpress.com/763/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonlavoro.wordpress.com/763/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonlavoro.wordpress.com/763/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonlavoro.wordpress.com/763/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonlavoro.wordpress.com/763/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonlavoro.wordpress.com/763/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonlavoro.wordpress.com/763/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonlavoro.wordpress.com/763/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonlavoro.wordpress.com/763/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=763&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Buon viaggio! Il mestiere del trasporto pubblico</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:12:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una volta ero con mio fratello e con altri tre operai su un autobus. Direzione stabilimento per turno di notte. Ore 23. Il bus rallenta e poi si ferma. Buio fuori. Assenza di cellulari allora. L&#8217;autista rompe il panico silenzioso con una frase-richiesta: &#8220;l&#8217;unica soluzione è provare a spingere l&#8217;autobus..&#8221;. 6 uomini forti, un bus, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=745&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una volta ero con mio fratello e con altri tre operai su un autobus. Direzione stabilimento per turno di notte. Ore 23. Il bus rallenta e poi si ferma. Buio fuori. Assenza di cellulari allora. L&#8217;autista rompe il panico silenzioso con una frase-richiesta: &#8220;l&#8217;unica soluzione è provare a spingere l&#8217;autobus..&#8221;. 6 uomini forti, un bus, una discesa &#8230; è fatta!</em></p>
<p>Oggi penso che &#8220;Buon lavoro&#8221; è la frase che si meritano tutti gli autisti di metro, tram, treno e bus che ci accompagnano da un capo all&#8217;altro della città, della regione, a volte della nazione. Tralasciando i commenti sul settore trasporti pubblici e sulla loro gestione nel nostro pezzetto di Occidente (a questo <span style="color:#ff6600;"><a title="trenitalia" href="http://m.sky.it/tg24/cronaca/photogallery/2012/01/11/protesta_operai_wagon_lits_trenitalia_torre_faro_milano?p=1#immagini_container"><span style="color:#ff6600;">link</span></a></span>, un esempio) riflettiamo un momento  sui mestieri della mobilità.</p>
<p>L&#8217;autista, il controllore, il meccanico, il bigliettaio…</p>
<p><strong>Uomini e donne messi a duro confronto con lo stress dei ritardatari, con l&#8217;educazione dei delinquenti, con la tristezza degli emarginati, con le richieste d&#8217;informazioni dei migranti, con la follia degli automobilisti, etc&#8230; Con l&#8217;umore alterno, come tutti gli essere umani, lavorano producendo chilometri di spostamenti (i nostri) e spesso svolgono il loro mestiere nella solitudine più totale.</strong></p>
<p>Vi è mai capitato di imprecare contro uno di loro? Vi siete mai chiesti cosa pensano quando qualcuno con cattiveria si lamenta di un disservizio? Sono sicuro che ognuno ha aneddoti incredibili. Tutti tragicomici, tutti in fondo un pò tristi se li guardiamo dal punto di vista delle loro motivazioni. Ogni giorno queste persone devono trovare perché e energie per fare bene il proprio compito, aiutiamoli!</p>
<p>Professionali o meno, competenti o alle prime armi, i trasportatori s&#8217;inventano uno stile tutto loro per relazionarsi con i propri clienti, con tutti i cittadini, con i propri colleghi; per quanto mi riguarda sono davvero un fenomeno socialmente interessante: li osservo sempre con stupore. Realizzano un servizio fondamentale che può essere chiave per molti di noi. La puntualità e la sicurezza di uno spostamento può determinare il successo o l&#8217;insuccesso di una giornata di lavoro, di un incontro importante, di parte della nostra vita in movimento.</p>
<p>Non riesco a non essere solidale quando vedo alcuni episodi che mettono a dura prova la pazienza di questi lavoratori. Come sempre diciamo, il rispetto del lavoro altrui può salvare le nostre comunità, il nostro vivere insieme, il nostro essere diversi ma nati per condividere.</p>
<p>Buon viaggio</p>
<p>Il macchinista Giuseppe</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonlavoro.wordpress.com/745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonlavoro.wordpress.com/745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonlavoro.wordpress.com/745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonlavoro.wordpress.com/745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonlavoro.wordpress.com/745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonlavoro.wordpress.com/745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonlavoro.wordpress.com/745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonlavoro.wordpress.com/745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonlavoro.wordpress.com/745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonlavoro.wordpress.com/745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonlavoro.wordpress.com/745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonlavoro.wordpress.com/745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonlavoro.wordpress.com/745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonlavoro.wordpress.com/745/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=745&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cosa non vi piace del lavoro? Votate!</title>
		<link>http://buonlavoro.wordpress.com/2012/01/05/cosa-non-vi-piace-del-lavoro-votate/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonlavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A chi piace, a chi meno, a chi niente, a chi non sa cosa sia, a chi lo cerca e non lo trova, a chi lo trova e non lo vuole, a chi lo cambia spesso e a chi lo vorrebbe cambiare &#8230; Lavorare stanca ma anche lamentarsi brucia energie, quindi proviamo ad analizzare i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=712&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A chi piace, a chi meno, a chi niente, a chi non sa cosa sia, a chi lo cerca e non lo trova, a chi lo trova e non lo vuole, a chi lo cambia spesso e a chi lo vorrebbe cambiare &#8230; <em>Lavorare stanca</em> ma anche lamentarsi brucia energie, quindi proviamo ad analizzare i fattori d&#8217;insoddisfazione del lavoro.</p>
<p>Cosa non vi piace del lavoro ?  Non solo del vostro lavoro, ma del lavoro in generale.</p>
<p><span style="color:#ff6600;"><em>Per parlarci del vostro lavoro prenotate un&#8217;intervista inviando una mail ai </em></span><em><a title="curatori blog" href="http://buonlavoro.wordpress.com/about/">curatori del blog</a><span style="color:#ff6600;">;</span></em><span style="color:#ff6600;"><em> potrete raccontare la vostra esperienza, sfogarvi, saremo felici di ascoltarvi.</em></span></p>
<p><span style="color:#000000;">Scopriamo insieme quali fattori  del lavoro sono proprio insopportabili, così come lo conosciamo noi contemporanei occidentali. Rispondete alla seguente <em>quick-poll</em>, segnalateci altri fattori alienanti del lavoro e scrivete pure la vostra opinione.</span></p>
<p>Immaginate di avere una bacchetta magica e poter eliminare almeno uno dei 5 fattori che vi proponiamo. Il lavoro cambierebbe in meglio? Fate scomparire il più insopportabile.</p>
<p>Abracadabra, Votate!</p>
<a name="pd_a_5813069"></a><div class="PDS_Poll" id="PDI_container5813069" style="display:inline-block;"></div><div id="PD_superContainer"></div><noscript><a href="http://polldaddy.com/poll/5813069">Take Our Poll</a></noscript>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonlavoro.wordpress.com/712/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonlavoro.wordpress.com/712/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonlavoro.wordpress.com/712/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonlavoro.wordpress.com/712/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonlavoro.wordpress.com/712/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonlavoro.wordpress.com/712/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonlavoro.wordpress.com/712/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonlavoro.wordpress.com/712/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonlavoro.wordpress.com/712/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonlavoro.wordpress.com/712/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonlavoro.wordpress.com/712/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonlavoro.wordpress.com/712/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonlavoro.wordpress.com/712/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonlavoro.wordpress.com/712/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=712&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sai costruire un accendino? (Di quale tecnologia abbiamo bisogno)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 13:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonlavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlando di scenari post-catastrofici scrivevo che, ritrovandosi infine sani e salvi, è meglio sincerarsi di non essere i soli. Per scambiare due chiacchiere, certo, ma anche perché del 90% delle cose che ci circondano non conosciamo origine, funzionamento, riparazione. Una stima al ribasso. Dicevo, ad esempio, che non so costruire un accendino. Forse mio cugino, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=662&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando di <a href="http://buonlavoro.wordpress.com/2011/12/14/catastrofi-e-canyon/" target="_blank">scenari post-catastrofici scrivevo</a> che, ritrovandosi infine sani e salvi, è meglio sincerarsi di non essere i soli. Per scambiare due chiacchiere, certo, ma anche perché del 90% delle cose che ci circondano non conosciamo origine, funzionamento, riparazione. Una stima al ribasso. Dicevo, ad esempio, che non so costruire un accendino. Forse mio cugino, che da piccolo aveva l&#8217;abitudine di aprire a martellate ogni nuovo giocattolo ricevuto, ne sa qualcosa in più. E voi?</p>
<p>Vi racconto un aneddoto risalente ormai all&#8217;anno scorso: come da avviso, un lunedì abbiamo passato la prima mezzora in ufficio senza elettricità. Portatili chiusi, sguardi crucciati&#8230; <strong>molta</strong> della nostra capacità produttiva è veicolata dalla tecnologia (new entry: smartphone e, per chi ha spazio, ipad): <strong>troppa?</strong> Personalmente ho una visione ottimista delle (nuove) tecnologie, e credo che davvero possano aiutare la collaborazione. Altrimenti non ci lavorerei.</p>
<p>Ma un pensiero, quella mezzora, me l&#8217;ha lasciato: non puoi intuire il potenziale di supporto della tecnologia se non sai cosa va a supportare, ossia se non sai <strong>come</strong> lavori e <strong>perchè</strong>. Se non sanno come lavorano, quali le relazioni che danno il &#8216;prodotto&#8217;, i clienti con cui dialoghiamo crederanno che la tecnologia coinvolta sia sempre troppa o troppa poca, troppo complessa, troppo fredda, ecc.; si aspetteranno una tecnologia taumaturgica anzichè di supporto. Fintanto che gli strumenti non siano immersi in una cultura di vera collaborazione, e nelle <strong>relazioni</strong> umane.</p>
<p>Primo passo per chi propone a un <em>business</em> di sperimentarsi <em>social </em>è stimolare la domanda: la nostra è una cultura di collaborazione? O che consente (non censura) la collaborazione spontanea?</p>
<p>Da Wikipedia, nel termine &#8216;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tecnologia" target="_blank">tecnologia</a>&#8216; dialogano <em>fare</em> e <em>sapere</em>, evidenziando alternativamente l&#8217;approccio</p>
<ul>
<li><strong>euristico</strong>, quando si procede sperimentalmente attraverso prove ed errori per cercare soluzioni ad un problema inedito, o</li>
<li><strong>algoritmico</strong>, quando si applicano soluzioni note ad un problema per gran parte simile ad altri affrontati in precedenza.</li>
</ul>
<p>Questi sono momenti, non dogmi, nel rapporto uomo-techne: non si può tenere una condotta forsennatamente euristica, sperimentale &#8211; saremmo come i bambini nella fase degli incessanti &#8216;perchè?&#8217;; così come è inefficace, illusorio un continuo controllo algoritmico: follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi, dice Einstein.</p>
<p>Essere <strong>social</strong> non è il ripudio di quel che sappiamo dell&#8217;<em>organizing </em>ad oggi. Potrebbe invece consistere nell&#8217;accettare e stimolare l&#8217;alternarsi di controllo e flusso, di sentenze e momenti negoziali. Accettare e stimolare che gli attori di questi passaggi non siano sempre i soliti, ma chi ne ha urgenza rispetto al progresso dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>Tornando all&#8217;accendino: una voce che nel buio chiede all&#8217;altra: &#8220;Io non lo so fare, so della pietrina focaia, e tu?&#8221; è il senso della tecnologia di cui abbiamo davvero bisogno ora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Paolo</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonlavoro.wordpress.com/662/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonlavoro.wordpress.com/662/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonlavoro.wordpress.com/662/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonlavoro.wordpress.com/662/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonlavoro.wordpress.com/662/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonlavoro.wordpress.com/662/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonlavoro.wordpress.com/662/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonlavoro.wordpress.com/662/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonlavoro.wordpress.com/662/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonlavoro.wordpress.com/662/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonlavoro.wordpress.com/662/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonlavoro.wordpress.com/662/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonlavoro.wordpress.com/662/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonlavoro.wordpress.com/662/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=662&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Collaborare, per davvero però.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 14:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonlavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guardate questo video sulla collaborazione: Quando ti capita qualcosa di meraviglioso, cosa fai? Se lo condividi su Facebook, chiami un amico o la mamma, se lo scrivi sul diario, allora sei salvo! Sei una persona predisposta alla collaborazione. Una gioia non condivisa non ha molto senso. E un problema? Beh, se condiviso, non solo può [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=702&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guardate questo video sulla collaborazione:</p>
<p><iframe width="594" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/cg6VXFOtRsU?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Quando ti capita qualcosa di meraviglioso, cosa fai? Se lo condividi su Facebook, chiami un amico o la mamma, se lo scrivi sul diario, allora sei salvo! Sei una persona predisposta alla collaborazione. Una gioia non condivisa non ha molto senso. E un problema? Beh, se condiviso, non solo può assumere senso ma anche soluzione.</p>
<p>Bazzicando le organizzazioni ho intuito un po&#8217; di cose, tra cui:</p>
<ol>
<li>Nella maggior parte dei casi, le persone lavorano male, collaborano poco o in maniera fittizia</li>
<li>Le relazioni all&#8217;interno del contesto lavorativo sono &#8220;materiale da maneggiare con cura&#8221; e tutti lo fanno; il clima deve essere sempre positivo ma la collaborazione è un&#8217;altra cosa</li>
<li>Lavorare insieme non è sempre collaborare, soprattutto quando non sono chiari gli obiettivi singoli e quelli comuni</li>
<li>Sentirsi una squadra è la cosa più detta e meno fatta nella storia delle organizzazioni</li>
</ol>
<p>Quando chiedo di spiegarmi in che modo le risorse collaborano, ricevo le risposte più diverse. Si va da un triste &#8220;<em>ci aiutiamo in tutte le attività</em>&#8221; a un tristissimo &#8220;<em>ognuno fa il suo pezzo</em>&#8220;. Ma allora come spiegare il concetto di collaborazione? Come imparare a collaborare?</p>
<p>Proviamoci con un concetto semplice: la condivisione, ovvero &#8220;dividere insieme&#8221;. Analizziamo questo significato. Paradosso linguistico: ciò che è diviso non è più insieme. Paradosso etico: nell&#8217;era della proprietà privata, se divido con altri, perdo qualcosa.Troppo teorico? Spieghiamolo con un episodio.</p>
<p>Durante un&#8217;attività di team building, una signora sbuffando mi chiede, &#8220;<em>ma perché dovrei condividere? ma soprattuto cosa?</em>&#8221; In silenzio penso: come biasimarti, cara amica.. siamo alla ricerca dell&#8217;autonomia ogni giorno, siamo alla ricerca della stabilità economica familiare e tutti gli sforzi si concentrano per non dividere ma per accumulare. Mentre mi perdo in questa amara riflessione, una ragazza dice: &#8220;<em>Condividere per fare meglio, per godere di più tutti insieme, quindi condividere tutto e sempre, altrimenti che senso ha lavorare insieme&#8221;</em>. La signora si siede.</p>
<p>Condividi gli obiettivi, le informazioni, le pratiche, le responsabilità, condividi il successo e le difficoltà&#8230; Dividi le piccole attività, non lasciare più di qualche ora il tuo collaboratore a lavorare da solo, non perdere di vista il lavoro dell&#8217;altro, essere aggiornato è fondamentale, bla bla bla ma tutto vero.</p>
<p>Collaborazione fatta da tre elementi fondamentali: il presupposto è un gruppo che comunica bene, il collante è un obiettivo comune, la regola di comportamento è la condivisione. Se uno di questi tre manca&#8230; è un disastro!</p>
<p>Torniamo alla condivisione, alla predisposizione dell&#8217;uomo occidentale a dividere il proprio dominio, facciamo insieme una riflessione. Quanto questa resistenza alla condivisione è frutto di un ragionato calcolo dell&#8217;efficienza e quanto è un fattore culturale che deriva diversi fattori storici? La seconda che hai detto. Ecco i fattori culturali:</p>
<ul>
<li>la <strong>divisione del lavoro</strong> che è alla base della teoria industriale del secolo scorso</li>
<li>la <strong>proprietà privata</strong> portata allo stadio in cui il con-dominio è solo un campo di battaglia e non la terra di tutti, la più bella</li>
<li>la &#8221;selezione innaturale&#8221; per le <strong>posizioni organizzative privilegiate</strong>, selezione generata dalla gerarchia e dall&#8217;accentramento di potere</li>
</ul>
<p>&#8230; continuate voi l&#8217;elenco, collaboriamo!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giuseppe teambuilder</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonlavoro.wordpress.com/702/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonlavoro.wordpress.com/702/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonlavoro.wordpress.com/702/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonlavoro.wordpress.com/702/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonlavoro.wordpress.com/702/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonlavoro.wordpress.com/702/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonlavoro.wordpress.com/702/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonlavoro.wordpress.com/702/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonlavoro.wordpress.com/702/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonlavoro.wordpress.com/702/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonlavoro.wordpress.com/702/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonlavoro.wordpress.com/702/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonlavoro.wordpress.com/702/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonlavoro.wordpress.com/702/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=702&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il contratto di Babbo Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 08:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonlavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dicembre 2011, ore 18,30. Entrando nel centro commerciale vedo un grassone vestito di rosso con barba bianca, risata grassa e finta, tiene sulle ginocchia un bambino impaurito e sorridente; il bimbo avverte una scossa di adrenalina mista ad una profonda disillusione. Questo è davvero Babbo Natale? Siamo di fronte ad un abominevole essere dei nostri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=671&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dicembre 2011, ore 18,30.</p>
<p>Entrando nel centro commerciale vedo un grassone vestito di rosso con barba bianca, risata grassa e finta, tiene sulle ginocchia un bambino impaurito e sorridente; il bimbo avverte una scossa di adrenalina mista ad una profonda disillusione. Questo è davvero Babbo Natale?</p>
<p>Siamo di fronte ad un abominevole essere dei nostri tempi: il lavoratore stagionale.</p>
<p>Chi si cela dietro tanto poliestere rosso? Chi arrotonda per qualche settimana in accordo con un fotografo demotivato? Anche questo è lavoro e finché c&#8217;è, lo prendiamo come buono. Altri mestieri stagionali: bagnino, istruttore di sci, addetto al raccolto, cameriere, vendemmiatore, ecc&#8230; In una parola &#8220;precari periodici&#8221; con la licenza (poche volte con la possibilità) di riciclarsi in altre stagioni e in altri mestieri.</p>
<ul>
<li>Bicchiere mezzo vuoto: lavoro solo in alcuni periodi ma devo mangiare tutti i giorni, altrimenti ciao! Sono rovinato, sono precario: peggio di uno studente, peggio di un pensionato, uomo/donna incompiuto/a che non può programmare o investire. <em>Il mio contratto di lavoro è carta velina.</em></li>
<li>Bicchiere mezzo pieno: lavoro solo quando serve e se posso essere impiegato tutto l&#8217;anno, tanto meglio. Le stagioni scandiscono il mio impegno, la mia fatica. Quando arriva Natale, riesumo la divisa rossa e la cintura nera, odore di naftalina e la serenità che anche quest&#8217;anno Natale tra 3 settimane arriva e passa. <em>Il mio contratto di lavoro è un quadro di Mirò</em></li>
<li>Bicchiere rotto: è possibile che un lavoratore debba essere precario per essere stagionale? Avere più mestieri può essere un&#8217;eccezione o un trend dei nostri tempi? E se tutti noi dovessimo far fronte ad una flessibilità repentina? Saremo in grado di imparare a fare altro, a soddisfare una domanda di forza lavoro mai doma? <em>Addio contratto di lavoro.</em></li>
</ul>
<p>Quanta dignità negli occhi di questo Babbo Natale, sorride e si guarda intorno per raccogliere un pò di comprensione dai nostri volti; noi, invece, determinati al raggiungimento della cassa con meno fila. La sua condizione è davvero precaria, ma la sua predisposizione ad un&#8217;era della precarietà è impressionante.</p>
<p>L&#8217;idea di cambiare mestiere ogni 4 mesi mi affascina e, se sapessi fare 4 lavori in maniera accettabile, mi renderebbe sereno e meno folle.</p>
<p>Stagionalità, precarietà, incertezza nel futuro&#8230; benvenuto nell&#8217;economia dinamica e poco lungimirante dei nostri tempi! Adesso, se ti gira la testa e sei molto preoccupato di perdere il tuo posto di lavoro <em>nei secoli perenne</em>, accomodati pure tra le braccia forti di Babbo Natale e sorridi: flash!</p>
<p>Santa Giuseppe (ma fino al 25 dicembre)</p>
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		<title>Catastrofi e canyon</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buonlavoro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una catastrofe, è risaputo, è l&#8217;Occasione d&#8217;emergenza concreta delle <strong>potenzialità collaborative</strong>: sopravvivenza, aiuto, progresso di un sistema sociale. Queste risorse emergono allora o non esistono, e non esiste sistema.</p>
<p>Se fosse la mole delle routine quotidiane, dei singoli fenomeni vitali casualmente tangenti ma funzionalmente indipendenti, potremmo considerare il sistema sociale come una mera somma di cose. Tale visione algebrica però non descrive nemmeno il più meccanico tra i sistemi di produzione, figuriamoci un sistema sociale &#8211; una squadra di cricket, una frazione di paese, un Paese.</p>
<p>Nella storia dell&#8217;uomo le catastrofi non mancano, nè la presunzione di dirle &#8216;naturali&#8217; quando sovente hanno origine disumana, come solo l&#8217;essere umano sa essere trattando i suoi simili come unità economiche, numeri. E&#8217; il caso degli apparati del presente eterno e cannibale: burocrazie, mafie, totalitarismi, prepotenze assortite.</p>
<p>In contrapposizione a questi mastodonti organizzativi, odiati e imprescindibili, sempre più spesso nelle catastrofi i segnali di vitalità arrivano via social media: informazioni, testimonianze, racconti &#8211; modi di diffondere esperienza ed  emozione, modi di condividere senso e sentirsi comunità. Pensiamo alla vicina <a href="http://www.trackback.it/articolo/terremoto-in-giappone-le-reazioni-dei-social-network/34179/" target="_blank">tragedia del Giappone</a>. Non solo comunichiamo, <strong>condividiamo</strong>.</p>
<p>L&#8217;evento drammatico questo ci offre: una crisi che sgretola l&#8217;illusione industriale dell&#8217;autosufficienza, dell&#8217;avere, pagando, tutto a disposizione, tutto-sotto-controllo. Se passata la catastrofe sei vivo, vorrai capire se qualcuno è vivo. Non mi interrogo qui se sia buon cuore, paura, o il pensiero che da soli non sappiamo costruire nemmeno un accendino (altro che valli di silicio): è comunque il <strong>principio della socialità</strong> e poi della collaborazione.</p>
<p>Proviamo a portare questo principio fuori da scenari apocalittici, nel quotidiano del nostro lavoro. <strong>Collaborazione</strong> è produrre senso e valore assieme; diversa da <strong>cooperazione</strong>, l&#8217;insieme dei compiti assemblati nel valore finale, privati di senso. Almeno il 90% delle aziende è alla cultura dei silos, del compito, dell&#8217;autosufficienza. Niente catastrofismo: abbiamo vissuto in una cultura del tutto-sotto-controllo e pensiamo che questa sia l&#8217;organizzazione stessa.</p>
<p>L&#8217;azienda guarda alla crisi e pretende dai suoi attori, dai consulenti, dall&#8217;economia una interpretazione, un aiuto. Continuando a praticare la cooperazione. Questo è catastrofismo, è chiedere a <a href="http://www.gifmania.it/Looney-Tunes/Wile-Coyote/rr_2fall.gif" target="_blank">Wile E. Coyote</a> di descrivere ciò che accade mentre cade nel canyon. Ne uscirà un urlo, e niente più. Se vogliamo che il collaboratore collabori non chiederemo: quanti passi hai fatto per ritrovarti sul ciglio del burrone, 10, 100? Camminando lungo la linea che abbiamo segnato? Quanto piuttosto: cosa ti ha spinto lì? Cosa ci ha spinto al baratro? Con le giuste <strong>motivazioni</strong>, coi giusti supporti, quel ciglio potrebbe rivelarsi una pista di lancio, verso volatili più appetibili.</p>
<p>Già, i supporti&#8230; Che ruolo hanno le <a href="http://2.bp.blogspot.com/_wqtDabTj_ZE/TVMZYmN2m6I/AAAAAAAADH0/2Y013lrd8tc/s1600/tumblr_ktzdubWwBb1qao1zt.jpg" target="_blank">tecnologie</a> nella (cultura della) collaborazione? Nella prossima puntata capiremo l&#8217;importanza  di un accendino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Paolo E. Coyote</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/buonlavoro.wordpress.com/651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/buonlavoro.wordpress.com/651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/buonlavoro.wordpress.com/651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/buonlavoro.wordpress.com/651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/buonlavoro.wordpress.com/651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/buonlavoro.wordpress.com/651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/buonlavoro.wordpress.com/651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/buonlavoro.wordpress.com/651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/buonlavoro.wordpress.com/651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/buonlavoro.wordpress.com/651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/buonlavoro.wordpress.com/651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/buonlavoro.wordpress.com/651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/buonlavoro.wordpress.com/651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/buonlavoro.wordpress.com/651/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=buonlavoro.wordpress.com&amp;blog=20498165&amp;post=651&amp;subd=buonlavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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