L’orario di lavoro e il tassametro di Giulio

Posted on June 13, 2012 by

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Il diritto di vivere non si paga con un lavoro finito, ma con un’infinita attività  

Carlo Michelstaedter 

Giorni fa, camminando al parco, chiacchieravo col mio amico Giulio di come il concetto di alienazione del lavoro (Marx) ha fatto il suo tempo. Abbiamo ripercorso la nostra infanzia e i ricordi legati all’iperattività dei nonni, alla loro incapacità di stare sul divano a riposare. I momenti di relax erano sempre momenti produttivi, magari non retribuiti e poco normati ma a guardarlo dall’alto era sempre “lavoro”.

Ma analizziamo come sta la questione oggi, con due esempi.

1. Osserviamo il fenomeno dei lavoratori cinesi che si contraddistinguono, nei casi segnalati dalla stampa, per orari di lavoro oltre il limite (anche in Cina la legge prevede 40 ore, qualche anno fa era 48) e per una vita completamente dedicata al lavoro.

Il mio amico sostiene che il loro modo di vivere è simile a quello dei nostri nonni. Non una vita dedicata al lavoro in attesa di vivere, ma una vita piena di lavoro dove il piacere e la fatica fanno parte della stessa giornata senza tante separazioni.

2. Osserviamo adesso il lavoro di molti di noi (quelli che non staccano e quando lo fanno di sentono in colpa) legato alle tecnologie che ci consentono di vivere in una bolla fatta di mail e telefonate a tutte le ore. Se sei online non puoi più nasconderti. Anche in questo caso abbiamo detto addio all’orario di lavoro. E anche in vacanza e durante il weekend ci occupiamo di lavoro grazie a uno smartphone o altro strumentino caricato di energia nottetempo.

L’orario di lavoro, la separazione tra tempo di produttività e tempo di relax, e in ultima analisi il fatto che il tempo non dedicato all’impiego sia chiamato “tempo libero” sono tutte ragnatele del nostro pensiero. La questione va ripensata in favore di un nuovo equilibrio che ci renda più motivati e meno stressati a guardare l’orologio. 

In nessun caso – concludeva Giulio - il mio lavoro non può essere valutato con un tassametro, molte volte questo avviene. Il peggio però è che anche io a volte lo valuto così: sono a lavoro (gira il tassametro), sono a casa (tassametro fermo) .. che tristezza

Hai ragione, non è una questione legata al tempo inteso come durata ma alla qualità delle nostre attività; il tempo speso bene e con risultati utili per alcuni o per molti. La differenza sta nel mare che separa la deriva dello sfruttamento dalla riva del mettere a frutto.

Per farvi un’idea dell’attualità e vicinanza del tema, vi segnalo questi due articoli:

  1. articolo sulle condizioni e orari lavoratori cinesi
  2. articolo sulla sentenza che tutela chi lavora al di fuori dell’orario di lavoro

Giuseppe full time